Essere agili senza essere troppo rigidi

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Si è conclusa da poco la due giorni di IAD23, gli Italian Agile Days ovvero la manifestazione in Italia più longeva sull’argomento. Quest’anno mi sono messo in gioco, ho proposto un mini workshop sui 6 Mattoncini Per Pensare ed ho partecipato attivamente a diverse sessioni all’interno delle quali pensavo di poter dare un mio contributo.

Ho assistito a diversi speech molto interessanti e ho veramente apprezzato la diversità di punti di vista e la vastità degli argomenti che alla fine non potrai mai padroneggiare e conoscere appieno. Come dice Covey, questi sono quei momenti in cui ti fermi e affili la tua lama.

Ci sono due temi che continuano a tornarmi in mente perché ci siamo fatti tante domande e credo che alcune di queste non siano necessariamente le domande giuste specie se vogliamo essere agenti che guidano il cambiamento piuttosto che scontrarci con le dinamiche della guerra in azienda.

Gli story points…

Questo è uno dei punti sui quali ho trovato delle posizioni un pò arroccate, come se dovessimo per forza scegliere cosa è meglio o peggio. Come al solito dipende e può dipendere da tanti fattori: esperienza del team, capacità di usare gli strumenti, interesse a misurarsi in un certo modo e via dicendo… la conversazione, e quindi la domanda, non può essere relegata a cosa è meglio per il team. Gli story points servono al team, non al management, tuttavia il management ha necessità di conoscere almeno una previsione o una vaga stima ed è inutile darci come risposta che “il management non è a bordo di questa trasformazione e non comprende l’agilità”, in tal senso lo story point a mio modo di vedere è un elemento di raccordo che solitamente può funzionare: aiuta il team a capire come fare le cose e di riflesso aiuta il Product Owner a tornare verso il management con un’idea più precisa e misurata di ciò che potrebbe essere. E’ la migliore soluzione? Non credo. E’ l’unica soluzione? Non credo. Dovremo fare i conti con le dinamiche di previsione e pianificazione? Credo di sì e restare bloccati su queste domande o posizioni non aiuta nessuno in particolare.

Ho sentito diverse cose, tutte interessanti tra cui ad esempio il movimento #NoEstimates, ma trovo che la difficoltà risieda proprio nel voler cercare la risposta giusta e universale alla domanda. Finché non si comprenderà che non è una lotta tra agilisti e resto del mondo non credo che ne verremo a capo.

La retrospettiva divertente…

Altro domandone che secondo me sposta di molto quello che dovrebbe essere il tema oggetto della conversazione. La vera domanda dovrebbe essere come faccio a condurre retrospettive utili per il mio team?… se poi sono anche divertenti sarà meglio per tutti, ma pensare all’aspetto ludico perché il team altrimenti si annoia si porta dietro il peccato originale dello Scrum Master che ascolta poco e fa quindi fatica a stimolare e pungolare il team rispetto ai temi realmente utili ed importanti per la crescita e il miglioramento.

Servono impegno, attenzione, interesse per gli altri e voglia di mettere in discussione lo status quo per stimolare le vere conversazioni che portano al litigio sano quello grazie al quale si chiariscono le situazioni e si va avanti per il bene del team.

Se il vostro team non apprezza le retrospettive, non sarà la parte divertente a far migliorare la situazione. Rischiate solo di creare un momento di svago che poco ha a che fare con il vero spirito della retro.

In chiusura

Perché quindi scrivo di essere agili senza essere troppo rigidi?

Perché dobbiamo accettare che ispezione e adattamento abbiano anche a che fare con quello che succede ogni giorno a noi stessi, alle dinamiche aziendali e al modo in cui lavoriamo. Ci possono essere cose che funzionano meglio o peggio in base a persone, circostanze e momento storico in cui proviamo a metterle in atto e non serve quindi trovare il punto di vista definitivo. Il collega che non comprende agile non è il male, piuttosto chiediamoci come cambiare il nostro modo di comunicare per portarlo a bordo magari intervenendo sulle leve che realmente lo spingono a decidere e valutare positivamente una nuova proposta. Comprendiamo il suo punto di vista e puntiamo al suo ROI personale, alla fine non si va mai molto lontani da questo: il ritorno di investimento e quindi il beneficio che avremo nel seguire e adottare un nuovo comportamento.

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Sono Luca Cianci e ti aiuto a costruire Team Che Funzionano Davvero utilizzando il coaching e la facilitazione.

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