Si legge spesso la solita frase sull’unire i puntini ma non è mai così semplice capire come fare.
Il fatto è che i puntini non parlano e se vuoi unirli devi comunque fare un lavoro individuale di esplorazione, riflessione e introspezione per capire cosa in effetti si candida ad essere un puntino e cosa invece è solo in apparenza un elemento importante ma che poi a ben guardare racconta poco di te e non ti appartiene fino in fondo.
Alla ricerca dei puntini significativi
Tutti noi abbiamo dei ricordi che rimangono vivi più di altri, sono quelli che di solito ti tornano in mente anche se non ci pensi in maniera diretta, ti trasmettono magari allegria, soddisfazione, benessere o altre emozioni simili a queste. Capita così anche a te? Ti sta tornando in mente qualcuno di questi ricordi anche adesso mentre stai leggendo?

Per quella che è la mia esperienza personale, quando questi ricordi riguardano cose che ho fatto in prima persona e sono cose che mi coinvolgevano allora posso pensare di aver a che fare con un puntino importante del mio percorso. Se non ci presti attenzione restano solo dei bei ricordi tuttavia se impari a curarli e abbracciarli per quello che sono allora starai lavorando per scoprire realmente chi sei e come indirizzare al meglio la tua vita.
Esplora la tua vita e la tua storia
Oggi, dicembre 2023, data in cui scrivo questo articolo faccio il facilitatore di gruppi e l’agile coach, sono sposato e padre di Laura e Gabriele e ho co-fondato un’impresa sociale per provare a portare nuovi strumenti nel mondo dell’educazione scolastica; a ben guardare, se 15 anni fa mi avessero detto che questo poteva essere qualcosa a cui tendere probabilmente non ci avrei creduto fino in fondo perché è troppo distante da quello che pensavo di essere e forse da quello che gli altri si aspettavano da me.

Ho studiato informatica e mi ha sempre appassionato la programmazione fin dalla scuola superiore tuttavia il passo per arrivare a condurre e abbracciare le persone aiutandole a comprendere e superare i loro limiti è un tantino lungo. Ci sono arrivato piano piano e unendo, nel corso del tempo, i miei puntini preferiti:
- Il senso di benessere e sicurezza che provavo ripensando alle volte che andavo da clienti a fare formazione o quando mi capitava di farla internamente per i colleghi.
- Il piacere che provavo nell’ideare le avventure dei diversi giochi di ruolo che ho sperimentato con i miei amici nei tanti anni di militanza in questo magico mondo fatto di risate e creatività per risolvere sfide intorno ad un tavolo vuoto.
- La soddisfazione che provo quando riesco a stupire i miei interlocutori introducendo elementi inaspettati, creativi e fuori dagli schemi.
- La sana paura e tensione che ho provato quando mi è capitato in passato di parlare davanti ad una platea con centinaia di persone…
I puntini per definire il tuo percorso
Questi e altri puntini mi hanno permesso di lavorare sempre di più in una direzione specifica e avendo in mente un elemento comune: le persone.
- Persone da soddisfare se vuoi organizzare un corso di successo.
- Persone da divertire se vuoi organizzare una sessione di gioco per guidare l’apprendimento.
- Persone da stupire se vuoi lasciare un buon ricordo dell’attività che stai facendo con loro.
- Persone da ascoltare se vuoi aiutarle a tirar fuori il potenziale e andare oltre i problemi ordinari che spesso sembrano insormontabili.

Le persone sono un fantastico mondo complesso sia se prese individualmente che come gruppo o team che collabora ad un risultato comune e una delle cose che mi ha sempre stimolato in questi ultimi anni è l’approccio sistemico per il quale la soluzione è all’interno del sistema e non serve cercarla altrove (vedi il libro La quinta disciplina di Peter Senge); in tal senso la facilitazione e il coaching sono due approcci fantastici ed efficaci per orientarsi verso questo tipo di risultato.
L’incontro con l’agilità è avvenuto intorno al 2005 e c’è voluto tempo e studio per capire come realmente abbracciare il mindset e passare dal semplice fare agile, che vuol dire usare strumenti, processi e tecniche, all’essere agile, che significa pensare alle possibilità, accettare il cambiamento e il feedback come colonne portanti del nostro far bene, imparare dall’errore perché è l’unica vera scuola che funziona davvero (vedi il libro Agile transformation di Neil Perkin).
Scegli di esplorare nuove strade
Ognuno di noi è diverso e il percorso che segue o traccia lo è allo stesso modo. Puoi scegliere di restare su un sentiero noto e già battuto apprezzandone i vantaggi di ciò che già c’è e accettando che altre cose magari non saranno mai oppure puoi avventurarti in una nuova strada accettandone i rischi e gli imprevisti ma pensando a quello che di buono potrebbe accadere, la scelta è tua e non c’è giusto o sbagliato. Si tratta solo di unire i puntini che ti hanno portato fin qui oggi e valutare se e quanto ti reputi soddisfatto di chi sei e dove ti trovi.
Il risultato di questa valutazione ti darà lo slancio per provare a fare altro o restare soddisfatto dove già ti trovi. L’importante è che tu faccia tutto questo avendo in mente il tuo equilibrio psico-fisico e lo stato reale delle tue emozioni. Goleman ci insegna che se non comprendiamo e accettiamo al meglio le nostre emozioni non saremo in grado di aiutare gli altri a fare altrettanto quindi tutto parte sempre da te stesso e da come ti senti veramente (vedi il libro Intelligenza emotiva di Daniel Goleman).
Recentemente una persona durante un corso di formazione mi ha chiesto come si fa a diventare Scrum Master argomentando che le caratteristiche attese per questo ruolo sono tante e complesse e non è così facile trovarle tutte insieme in una sola persona.
Ho risposto che in realtà dal mio punto di vista, se vuoi fare bene un certo lavoro ci sono sempre tante abilità e competenze che si sottovalutano o che si danno per scontate, basti pensare al più tradizionale ruolo del Project Manager: assumiamo tutti che si possa essere rapidamente bravi ed efficaci ma le competenze richieste sono tante e abbracciano molti ambiti differenti che vanno dalla pianificazione alla gestione del rischio passando per la relazione con il cliente e fare da collante tra i fornitori. Tipicamente si assume che sia più facile diventare improvvisamente Project Manager che non Scrum Master ma questo è solo un luogo comune.

Tutte le professioni sono complesse e piene di sfumature, dipende se vuoi svolgere al meglio il tuo lavoro con impegno e soddisfazione e quale sia la spinta motivazionale che ti muove dall’interno in tale direzione (vedi il libro Drive di Daniel Pink). Dipende da quanto sarai bravo/a ad unire i tuoi puntini e comprendere cosa ti serve ancora coprire per essere all’altezza di quello che vorrai diventare veramente.
Questo articolo è stato scritto per Agile Italia Magazine e lo trovi sul numero di gennaio 2024


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