L’arte di vincere con la forza del team

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Qualche giorno fa ho rivisto volentieri “L’arte di vincere” il film con Brad Pitt in cui lui interpreta il ruolo di Billy Beane, il general manager degli Oakland Athletics, una delle squadre di baseball della Major League nella stagione 2001.

Tralasciando le sei candidature all’oscar che già da sole invogliano a guardare il film, in quest’articolo proverò a mettere in evidenza alcuni aspetti del film che ho trovato interessanti rispetto al tema dei team che funzionano davvero, in questo caso una squadra di baseball. Attento che all’interno dell’articolo faccio un po’ di spoiler sulla trama del film, se magari non l’hai mai visto potrebbe essere un problema 😉

Costruire un team che funziona

Billy Beane si trova nella condizione di dover competere con squadra molto più forti della sua dal punto di vista degli investimenti e quindi del tipo di giocatori da poter portare in squadra. Inizialmente l’intero team di manager e coach è concentrato sul sostituire i talentuosi che vanno via e naturalmente hanno il problema di non avere tutti i soldi necessari per poter pagare nuovi giocatori dello stesso calibro.

Questo ti fa venire in mente qualcosa? Quante volte all’interno dei nostri progetti ci raccontiamo che servono più risorse o servono risorse più preparate? Personalmente l’ho sentito tante volte in azienda e questo è proprio l’approccio iniziale del team di Billy Beane: per loro il problema è sostituire le persone e si concentrano puntualmente su un giocatore alla volta. Secondo Billy il problema è invece più generale: preso atto di non avere così tanti soldi per seguire quella strada, deve necessariamente trovare un approccio differente per portare a casa il risultato. Si affida ad una tecnica di valutazione dei giocatori basata sulla statistica: mentre tutti si basano solo sull’esperienza e le impressioni, lui punta a studiare i numeri e i dati.

L’insieme delle competenze determina la squadra

Lo studio di numeri e dati convince Billy rispetto al fatto che è inutile scegliere uno o due elementi talentuosi ma è meglio costruire una squadra che nella sua interezza possa avere tutte le competenze necessarie per portarsi a casa il risultato, vittoria dopo vittoria.

Questo ti fa venire in mente qualcosa? A me fa pensare ai team cross funzionali di cui tanto si parla ad esempio all’interno di Scrum, team capaci di portare avanti un progetto senza dover chiedere contributi esterni ad altri gruppi o dipartimenti e capaci quindi di determinare il loro destino in base al tempo e le reali capacità.

Non stiamo dicendo che i talenti non ci piacciono tuttavia sappiamo bene come funziona quando in squadra hai diversi soggetti bravissimi individualmente ma che poi non si incastrano con il resto del team: spirito di squadra batte giocatore talentuoso solitario per tre a zero.

Decisioni difficili, da prendere quando serve

Durante il suo percorso Billy Beane trova diversi ostacoli rappresentati ad esempio da uno dei suoi collaboratori che non riesce assolutamente a condividere la sua idea e per questo viene licenziato.

Decisione difficile ma che in certi casi risulta fondamentale. Come dice anche Jim Collins in Good To Great, devi prima assicurarti di avere le persone giuste a bordo, altrimenti farai solo un sacco di fatica e otterrai pochi risultati.

Anche l’allenatore della squadra non condividendo il metodo, continua a scegliere i giocatori da far giocare e impone il modo in cui questi devono giocare perché si affida solo alla sua esperienza e a quello che crede sapere che possa funzionare. I risultati sono disastrosi perché la misura buona per tutti non esiste. A questo punto Billy vende alcuni giocatori cambiando ulteriormente l’assetto della squadra e smontando tutte le certezze dell’allenatore.

Il coaching e l’ascolto per far crescere il team

La squadra comincia finalmente a funzionare quando Billy e il suo assistente cominciano a condividere il metodo direttamente con i giocatori, fanno coaching in base ai bisogni specifici di ciascuno e portando tutti a bordo del metodo utilizzato. I giocatori cominciano a capire meglio cosa si chiede loro di fare e nel vedere i miglioramenti e le vittorie trovano la giusta motivazione e cominciano a credere nella validità di questa strategia.

Questo mi fa venire in mente che il team comincia a funzionare sul serio quando dedichi loro del tempo e lo coinvolgi, quando sei disposto ad ascoltare i punti di vista e non ti limiti solo a dettare scadenze e scrivere mail di sollecito. Questo, a te, ti fa venire in mente qualcosa?

Il team capace di vincere le sfide

Una volta capito come giocare e quali sono le strategie da adottare, gli Oakland Athletics collezionano 20 vittorie consecutive risalendo dal fondo della classifica e battendo così ogni record storico precedente.

Questo mi fa venire in mente che quando le persone comprendono il cosa, il come e il perché allora c’è poco altro da fare, il team si muove da solo, si auto-regola ed è capace di raggiungere i risultati desiderati. Forse ci vuole tempo per arrivare a questo ma quando ci arrivi puoi finalmente rilassarti e raccogliere i frutti. L’approccio invece del micro-manager che coordina e monitora tutto non prevede mai pause e relax, dovrai sempre essere vigile e il tuo team non sarà mai in grado di governarsi da solo.

La visione batte sempre gli obiettivi a breve termine

Billy non gioisce al raggiungimento delle 20 vittorie, anche se ha battuto tutti i record e già così la squadra sarà ricordata negli annali. La sua vision non è legata a vittorie puntuali, lui vuole vincere il campionato dimostrando di averlo fatto con un metodo che ha cambiato le regole del gioco e con un budget dieci volte inferiore a quello delle altre squadre.

Non ti racconterò il finale e se Billy riesce o meno nella sua impresa. Dal mio punto di vista, i sei passaggi che abbiamo fatto per arrivare fin qui sono sufficienti per poter chiudere questa serie di riflessioni e quest’ultima con cui ti lascio, cosa ti fa venire in mente?

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Sono Luca Cianci e ti aiuto a costruire Team Che Funzionano Davvero utilizzando il coaching e la facilitazione.

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