Le parole per contaminare il nostro lavoro

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Da diversi anni sentivo parlare di Nobilita, il festival del lavoro per una nuova cultura del lavoro, ma per motivi logistici non ero mai riuscito a partecipare. Quest’anno il festival si è svolto e si svolgerà a Milano, ultima data il prossimo 25 settembre, quindi non avevo più scuse. Mi sono preso una giornata di pausa e ho fatto un viaggio tra le parole; parole usate come titolo di ogni talk; parole usate per raccontare esperienze personali; parole usate per condividere buone pratiche di lavoro. In molti momenti mi sono sentito veramente a casa ascoltando storie di cose che possono veramente accadere se solo ci impegniamo come persone a voler mettere in atto il cambiamento.

Le parole per raccontare e riflettere

Parole, dicevo, raccontate da tante persone, come Tonia Cartolano di Sky TG24, che ha condiviso alcuni suoi retroscena di un’intervista “spinosa” e questo mi ha fatto pensare a quanto ciascuno di noi, ogni giorno deve comunque affrontare delle difficoltà relative al proprio mondo lavorativo e familiare anche se poi all’esterno tutto può sembrare facile e sorridente.

Parole raccontate da Nicoletta Prandi che mi ha illuminato su alcuni aspetti importanti dell’intelligenza artificiale che ignoravo e ha messo l’accento su alcuni oggetti che sempre più stanno arrivando anche sul nostro mercato consumer e che come tante cose possono rappresentare un grande beneficio ma anche un grande pericolo. Come sempre il lato oscuro della luna è dietro l’angolo ma sta a noi scegliere in che modo agire e comportarci.

Parole raccontate da Anna Maria Testa che con la sua leggerezza e semplicità ha parlato di linguaggio e creatività e di come ciascuno di noi durante l’atto comunicativo è in effetti un creativo perché combinando singole parole crea delle frasi di senso compiuto (si spera) uniche e irripetibili nel tempo.

Le parole per attivare un cambiamento

Le parole raccontate durante il talk “potere” mi hanno fatto riflettere su quanto le pratiche agili siano lì davanti agli occhi di tutti ma di fatto è forse la parola agile a fare paura e allora si resta bloccati nei vecchi schemi di azione e di pensiero. Un passaggio illuminante del talk è stato quello in cui si diceva che

il potere appartiene a tutti e tutti possono esercitarlo, le responsabilità che scaturiscono dal potere possono essere distribuite su vari livelli in base alla gerarchia ma ciò che più conta è l’autonomia per permettere alle persone di poter svolgere realmente e al meglio ciò che viene chiesto loro di fare.

In questo passaggio ho subito pensato ai team multidisciplinari e autonomi tanto narrati nella letteratura agile e ho riflettuto sul fatto che essere agili non riguarda la tecnica, le etichette o i modelli adottati ma il modo in cui metti le persone in condizione di poter lavorare al meglio e quindi ricadiamo nelle solite cose già note: no al micro management, favorire la comunicazione, far crescere le persone, creare ambienti in cui fiducia e collaborazione siano gli elementi portanti e altro ancora.

Le parole per scoprire cose nuove

C’erano troppe parole a Nobilita ma prima di chiudere citerei ancora:

  • la sindrome del Colosseo, raccontata da Daniele Chieffi per descrivere tutte quelle situazioni in cui si prepara la scena affinché ci siano 2 fazioni in lotta e un pubblico disinformato che assiste proprio come durante un combattimento di gladiatori. Lui ne parlava riferendosi ai social e a ciò che può accadere in certi contesti, io personalmente ho ripensato a diverse scene vissute in prima persona in cui questa sindrome è stata portata in scena durante una riunione spostando il focus dal problema al combattimento in sé.
  • il Family pitstop di Danone, un’area attrezzata per permettere ai dipendenti di portare i figli in ufficio in caso di necessità e consentire loro di svolgere attività di base come l’allattamento, i compiti o il semplice ma fondamentale gioco.
  • il calendario inclusivo di Hera grazie al quale si cerca di avvicinare le diverse generazioni di lavoratori andando a chiarire l’uso di termini vecchi e nuovi a tutto vantaggio dell’inclusione e della comprensione reciproca.

Fa sempre bene fermarsi, respirare e raccogliere nuovi spunti. Spesso crediamo che il nostro mondo sia ben definito all’interno di un perimetro che noi stessi abbiamo costruito: cosa leggo, chi seguo, con chi parlo, di cosa mi occupo… vale sempre la pena lasciare una porta aperta per poter andare in giro e farsi arricchire anche da cose inaspettate o magari distanti da quello che pensi essere il tuo mondo tradizionale.

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Sono Luca Cianci e ti aiuto a costruire Team Che Funzionano Davvero utilizzando il coaching e la facilitazione.

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