Sono cresciuto negli anni in cui al pomeriggio davano in televisione Stanlio e Olio e passavo le ore a guardare questi due personaggi che tra un’episodio e l’altro ne combinavano di tutti i colori. Qualche giorno fa, parlando con mio figlio Gabriele di 7 anni gli ho detto che si stava comportando proprio come Stanlio nell’episodio della bibìta in cui non capisce proprio cosa c’è da fare… Non conosci questo episodio? Ti faccio qui una veloce sintesi.
Accade che i due amici si spacciano per importanti marinai con il solo scopo di invitare al bar due belle ragazze. Giunti al bar si accorgono di non avere abbastanza denaro per tutti e così la strategia di Olio prevede di ordinare tre bibite, una per ciascuna delle ragazze e una per lui mentre il povero Stanlio dovrà far finta di non volere nulla.
Ti invito a guardare almeno la scenetta in cui sono al bar ma se hai più tempo divertiti pure con l’intero episodio.
Ma perché ti parlo di Stanlio e Olio? Perché riflettendo poi a mente fresca mi sono venute in mente almeno cinque analogie di lavoro disfunzionale che vorrei portare alla tua attenzione e che possiamo pensare anche come antipattern ai modelli agili.
Se non pensi come team la vittoria si allontanerà
Olio si spaccia per ammiraglio mentre il povero Stanlio è solo un comandante. Lui vuole fare bella figura con le due ragazze ma non ha interesse a vincere come squadra, pensa solo a sé stesso e non si preoccupa più di tanto del suo compagno. Personalmente mi sono trovato tante volte in passato ad affrontare clienti arrabbiati affiancato da colleghi che non erano troppo interessati a fare squadra: da un lato cresci come professionista e come persona ma dall’altro hai la consapevolezza che si poteva fare di meglio e che in quel momento stai sicuramente perdendo qualcosa di importante per te e per il cliente.
Se non dichiari l’obiettivo faticherai a raggiungerlo
Quando i due comprendono di non avere abbastanza denaro per comprare quattro bibite, Olio suggerisce a Stanlio di rifiutare la bibita quando lui chiederà “tu cosa prendi?”. L’obiettivo non è pienamente compreso e condiviso di conseguenza la scenetta si scatena in tutto il suo magico splendore. Personalmente ho assistito tante volte a riunioni all’interno delle quali bisognava decidere ma la scelta era in mano ai pochi soliti noti che chiudevano l’incontro con “tutto chiaro? Ci sono domande?”. Poi usciti dalla stanza partiva il solito dibattito acceso su come fare e quando farlo.
Se non sfrutti il potenziale degli altri farai fallire il team
Malgrado i diversi momenti in cui i due si appartano per mettere a punto e chiarire il loro piano, la strategia non convince mai del tutto Stanlio al quale però non viene chiesto alcun parere e di conseguenza le sue azioni successive non vanno mai nella direzione attesa. Quante volte ti sei trovato in una riunione e ti sei chiesto “cosa ci faccio qui?” dato che nessuno ti dava la parola e il tuo contributo non era richiesto o tantomeno necessario?
Se comunichi male raccoglierai risultati mediocri
Quando alla fine i nostri due eroi riescono ad ordinare le 3 bibìte, Olio ha convinto Stanlio con la promessa che divideranno a metà la loro bibita. Olio dice a Stanlio di bere la sua metà ma lui la beve tutta giustificandosi col fatto che la sua metà era quella “più in basso nel bicchiere”. La strategia di consolazione del dividere a metà non porta a grandi risultati specie se a livello di comunicazione i due non sono in grado di chiarirsi e comprendersi. Qui è un pò come sparare sulla croce rossa, dato che nove aziende su dieci ti raccontano sempre che di base ci sono problemi di comunicazione tra i team e all’interno dei team. Ti dice qualcosa? Ti ritrovi?
Se lasci le persone da sole affonderai l’intera squadra
Quando Olio scopre che il conto da pagare è più alto rispetto ai soldi in loro possesso, lascia l’incarico al povero Stanlio ignaro di tutto e lui si allontana con le due ragazze. Stanlio dovrà trovare da solo un modo creativo per tirarsi fuori dai guai. Personalmente mi sono trovato tante volte nella situazione in cui mi sentivo l’agnello da sacrificare al cliente. Ancora una volta: da un lato cresci come professionista e scopri che si può sopravvivere a tante brutte cose, dall’altro però comprendo come mai in molte mie aule ritorna sempre come un mantra la frase “la solitudine del project manager” spesso lasciato da solo tra problemi da risolvere, relazioni da costruire e scadenze impossibili da realizzare.

