Brian Robertson nel suo libro Holacracy racconta un episodio personale in cui, alla guida di un aereo, non avendo dato il giusto peso ad una spia che segnalava un possibile guasto all’impianto elettrico e avendo controllato che tutti gli altri indicatori fossero a posto, non si è preoccupato di nulla fino a quando non si è poi ritrovato in mezzo ad una tempesta, senza radio e quasi senza carburante.
Le persone, le spie di emergenza dell’azienda
Robertson utilizza questo episodio per aiutarci a ricordare che le spie, all’interno di un veicolo, servono per avvisarci su possibili pericoli e situazioni e sta a noi scegliere se e quanto peso dare a ciascuna di esse. Traslando il concetto delle spie di emergenza al mondo aziendale ecco allora che le spie diventano le persone, i collaboratori che in base al ruolo a alla loro abilità ed esperienza sono in grado di percepire di più e meglio situazioni di potenziale pericolo partendo da dove siamo adesso e dove ci immaginiamo di voler arrivare, in un percorso da colmare considerando il livello di tensione che si crea tra i due punti.
La tensione genera ansia o può essere un’opportunità
Il famoso passaggio dal punto A al punto B riguarda sempre un percorso da compiere e l’approccio mentale che utilizziamo. Ecco allora che se entriamo nell’ottica di risolvere il problema stiamo generando tensione emotiva che potenzialmente provoca stress e ansia, diversamente se proviamo a trovare le opportunità legate alla specifica situazione tendiamo invece a generare tensione creativa che ci aiuta a raggiungere il risultato con efficacia e soddisfazione. Di questo parla abbondantemente Peter Senge nel suo libro La quinta disciplina.
Ignorare spie e persone non porta a buoni risultati
Riprendendo quindi l’episodio dell’aereo con il quale ho iniziato, mi sono venute in mente le tante volte in cui, all’interno di un azienda, gli allarmi offerti da me o altre persone con cui lavoravo non sono stati valutati con il giusto peso e tutte le volte che questo accadeva la storia finiva più o meno allo stesso modo: una solenne litigata e il tentativo di risolvere il problema in emergenza.
Se sono un professionista e mi paghi per fare il mio lavoro dovresti valutare gli spunti, gli avvertimenti e le riflessioni che ti fornisco periodicamente. Se decidi consapevolmente di non farlo e magari lo fai spesso e volentieri allora stai attuando quello che Robertson chiama “appiccicare i cambiamenti ad un modo di lavorare che non vuole cambiare sul serio” e il risultato sono appunto le urla e le liti. Ricordo ancora un 31 dicembre al telefono con persone collegate da tre posti diversi per la solita cronaca di una morte annunciata oppure una vacanza estiva interrotta da tante telefonate di “emergenza” che poco avevano a che fare con la reale criticità in quel particolare ambito. Potrei continuare ma immagino che anche tu starai pensando a situazioni simili che hai vissuto in prima persona.
La sfida per l’azienda che vuole andare oltre
Trovo che Holacracy sia un libro interessante perché offre spunti di riflessione su nuovi mondi possibili basati sulla volontà reale di far cambiare le cose distribuendo il potere all’interno dell’azienda, cercando di abbattere il più possibile le gerarchie e spostando il processo decisionale lì dove serve davvero.
Ieri sera mentre facevo la doccia, il soffione ha iniziato a perdere acqua dall’alto. Ho controllato ed ho visto che nella parte posteriore e non a vista, c’era un piccolo tappino in gomma dal quale usciva l’acqua. Dopo aver ripulito dal calcare alcuni ugelli con le mani, la valvola magicamente si è richiusa ed ho continuato tranquillamente a fare la doccia.
Un meccanismo semplice e funzionale!
Quando ho ripreso a lavarmi mi sono chiesto se all’interno delle aziende esistono meccanismi così efficaci e poco invasivi per intercettare efficacemente i problemi e risolvere le tante escalation che affrontiamo quotidianamente.
Attiviamo gruppi di lavoro, comitati decisionali, monitor per i KPI e tuttavia difficilmente raggiungiamo quel livello di efficacia e funzionalità. Quella valvola si trova proprio dove dovrebbe essere e valuta con il giusto peso il valore dell’emergenza segnalata. In qualche modo è una spia di emergenza e lavora con un sistema di delega verso il basso: gli ugelli segnalano il problema perché sono ostruiti e l’acqua non è in grado di uscire ed ecco allora che scatta il meccanismo di sicurezza che tiene conto della segnalazione. Progettiamo oggetti fantastici ma quando ci sono di mezzo le persone fatichiamo ancora a capire come muoverci.
Tutto questo non è facile ma è il percorso da svolgere se vogliamo evitare di “appiccicare” pezze migliorative a processi e aziende che sotto sotto non vogliono mettersi in gioco per evolvere davvero.

