Mi sono imbattuto recentemente nel concetto di tetralemma e ne sono rimasto particolarmente affascinato. Parliamo di uno strumento che ha origini radicate nella tradizione filosofica del Buddhismo (India, I secolo A.C.), per provare a spiegare la realtà, la relazione tra le parti, il significato profondo delle cose e il mistero dei fenomeni.
Il tetralemma è uno strumento che utilizza modelli logici non binari ovvero distanti dal comune modo di pensare orientato al si/no o al bianco/nero a cui siamo più facilmente abituati. La sua origine moderna risale agli anni 80 e si attribuisce al filosofo e matematico Matthias Varga von Kibéd e a sua moglie Insa Sparrer, esperta in psicoterapia.
Il dilemma delle quattro argomentazioni (il tetralemma) propone quattro diversi casi che implicano conseguenze sfavorevoli alla tesi avversaria. Per i nostri fini cercheremo di semplificare il tutto per portarlo su un piano più pratico e utile.
Le quattro posizioni del tetralemma
All’interno del tetralemma possiamo identificare quattro posizioni o più in generale approcci di pensiero che possono aiutarci ad analizzare una situazione da differenti punti di vista:
- Questo. Rappresenta una prima possibilità o prospettiva sulla questione in esame. È l’opzione immediata, spesso l’idea principale o preferita.
- Quello. Una prospettiva alternativa che contrasta con la prima. Qui si esplora una visione opposta o differente, mettendo in luce aspetti che potrebbero non essere stati considerati.
- Entrambi. La posizione che prova a integrare le due prospettive precedenti. Esplorare “entrambi” significa cercare una combinazione o un punto di incontro che rispetti gli elementi essenziali delle prime due posizioni e non ci obbliga a prendere per intero sia questo che quello, cosa che invece accade nell’uso tradizionale del tetralemma.
- Nessuno dei due. Un’ulteriore prospettiva che si distacca dalle due precedenti che stiamo prendendo in considerazione. In pratica, le prime opzioni potrebbero non essere le uniche possibili e apriamo la porta a soluzioni nuove, radicalmente diverse e magari inaspettate.
Alle quattro posizioni di base Matthias Varga von Kibéd ne ha poi ipotizzato una quinta:
- Oltre. Questa posizione permette di vedere la questione da un livello superiore, che va al di là dei limiti definiti dalle prime quattro. È uno spazio mentale per riflettere senza vincoli, spesso alla ricerca di nuove prospettive o significati che non erano stati considerati prima. Possiamo anche chiamarla “prospettiva trascendente”.
Come possiamo utilizzarlo?
Ritengo che anche solo tenere a mente la sequenza delle parole chiave che identificano le posizioni possa essere un ottimo punto di partenza per analizzare le situazioni e magari prendere decisioni con maggiore chiarezza e informazioni aggiuntive.
Pensare infatti a QUESTO, QUELLO, ENTRAMBI, NESSUNO e OLTRE ci può aiutare a prendere in considerazione aspetti diversi che normalmente non andremmo a considerare e ci aiuta ad attraversare con grande efficacia la fase di divergenza che non dovrebbe mai mancare all’interno di un processo di analisi o decisione.
Il tetralemma e la risoluzione di un conflitto
Immaginiamo due team aziendali che hanno opinioni opposte su una decisione strategica da prendere e come di consueto si trovano quindi a litigare nel tentativo di presidiare e mantenere la posizione. Nel caso specifico:
- Questo è il punto di vista del Team A.
- Quello è il punto di vista del Team B.
- Entrambi è un’opzione integrativa che va incontro ad una logica di tipo win-win che vede entrambi i team d’accordo almeno su alcuni aspetti essenziali che possono così portare alla risoluzione dello scontro.
- Nessuno è una possibile soluzione alternativa magari non presa in considerazione fino a quel momento e che potrebbe trovare entrambe le parti d’accordo aprendo su nuove possibilità.
- Oltre è lo scenario in cui ragioniamo a risorse infinite per capire tutte le possibili leve coinvolte nel problema e ragionare anche su quelle non evidenti o direttamente coinvolte dal problema specifico.
Altri esempi possibili di utilizzo del tetralemma
Seguendo la stessa identica logica possiamo immaginare ulteriori scenari di applicazione come ad esempio:
- Decision making, investire su A o su B. Cosa scegliere?
- Coaching, scegliere o meno di accogliere una determinata opportunità per intraprendere un percorso di crescita professionale.
- Innovazione e brainstorming, come restare competitivi sul mercato? Che tipo di nuovo prodotto possiamo progettare?
In conclusione
Nell’immagine che ho utilizzato, mi sono permesso di dare una rappresentazione insiemistica delle posizioni del tetralemma perché mi sembrava più vicina al mondo business e di più facile utilizzo nei contesti aziendali all’interno dei quali situazioni come quelle descritte sono abbastanza all’ordine del giorno. Non me ne vorranno gli esperti sull’argomento.
Nella mia esperienza, durante gli incontri e le riunioni importanti si tende troppo spesso a difendere “il proprio orticello” perdendo di vista quelle che potrebbero essere le reali opportunità per poter andare oltre e magari trovare soluzioni nuove e più funzionali. Ritengo che il tetralemma proponga un modello semplice e facilmente replicabile per perseguire una logica di ricerca e approfondimento degli argomenti lasciando spazio ai diversi punti di vista per poi valutare se e come armonizzarli in una soluzione/decisione finale.
Se sei interessato ad approfondire argomenti simili, puoi consultare i seguenti articoli: 6 cappelli per pensare e una riunione per decidere, Le riunioni e il processo decisionale – Parte I, Le riunioni e il processo decisionale – Parte II.

