Mio padre ha vissuto una vita in cui si sono alternati alti e bassi, come nella maggior parte dei casi per tutti noi. Abbiamo l’illusione che la vita debba sempre essere piena, felice e spensierata, tuttavia ciò che accade è tutto ciò che abbiamo a disposizione e siamo noi che possiamo scegliere se trasformarlo in felicità o malessere.
Papà si è trasferito a Milano all’età di novant’anni, dopo la morte di mamma e dopo aver vissuto l’intera esistenza nella mia bella Siracusa. Non ha detto nulla riguardo al disagio di abbandonare la sua terra; non si è mai lamentato di doversi gestire, da lì in avanti, le sue giornate da solo; ha sempre solo scherzato del clima milanese apprezzando le belle giornate di sole e sfruttandole per andare a fare due passi insieme. Passeggiate in cui ho riscoperto il silenzio, papà era praticamente sordo, e la possibilità del saper stare insieme anche solo con gli sguardi, i gesti, la cura, le coccole, qualche sorriso.
Nel mio percorso da coach sto approcciando la pratica del benvenuto grazie alla quale si acquisisce la consapevolezza di ciò che accade, si accetta e si saluta con benevolenza perché questo è quello che accade nella nostra vita e vale tanto per le cose buone quanto per quelle cattive, per ciò che vorremmo e per ciò che non ci piace. Malgrado questo, mi rendo conto, ancora una volta, che le più grandi lezioni di coaching me le ha insegnate papà in questi ultimi 16 mesi insieme.
Lui la pratica del benvenuto l’aveva già fatta sua da tempo e grazie a questa è riuscito a vedere il buono che c’era nel suo cambio di vita, malgrado la fatica e gli sforzi che comunque avrebbe comportato per lui.
Ha capito che la sua giornata solitaria non poteva trascorrere in silenzio su una sedia e così ha riscoperto le sue poesie, il cruciverba, la lettura, gli origami, la ginnastica in casa e tanti altri espedienti utili ad organizzare il tempo in modo ordinato senza diventarne prigioniero.
Ha scelto di delegare al massimo le attività che lo riguardavano fidandosi ciecamente del mio senso di responsabilità e della mia capacità di giudizio. È rimasto lucido e presente finché ha potuto e con la sua ironia è riuscito a scherzare anche sulla sua morte.
Temiamo così tanto la morte ignorando che sia del tutto naturale e che, quando arriva in età avanzata, è soltanto il compimento di un percorso: forse finalmente si raggiunge il famoso punto B dopo esserci spostati da A.
Papà lascia una grande eredità per me e per i miei figli e spero che, se hai letto fin qui, anche tu possa apprezzare il messaggio che la saggezza antica è in grado di offrire alla frenesia moderna in cui ogni giorno siamo chiamati a lavorare. Come persone siamo in grado di affrontare tutto e fronteggiare qualsiasi ostacolo. Sta a noi scegliere l’atteggiamento e il modo in cui agire. Questo vale nella vita e in tutte le attività più o meno importanti che riguardano il nostro lavoro e ricordando sempre che per fortuna non siamo medici chiamati ogni giorno a salvare la vita di altre persone.
Sarà una coincidenza ma la prima canzone che è partita in macchina quando ho messo in moto sono i Coldplay con Miracles che cantano “my father said never give up son…” e allora così sia.

