Case study – I mattoncini per progettare l’architettura software

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In questo articolo vorrei ripercorrere un mio workshop di qualche anno fa che ricordo con particolare piacere perché nato da un esperimento che si è poi rivelato vincente e mi ha aiutato a capire l’importanza di seguire l’istinto e fidarsi dell’intuizione.

Non seguire sempre gli stessi schemi

Mi avevano ingaggiato per facilitare una sessione di software design tra senior architect e responsabili IT con l’obiettivo di convalidare alcune scelte architetturali che da troppi mesi continuavano a cambiare e trasformarsi senza trovare una giusta forma e collocazione.

Avrei potuto gestire la sessione come già fatto in tante altre occasioni: lavagna condivisa, gestione del tempo, qualche attività di design e fine dei giochi, tuttavia decisi di portare con me una buona quantità di mattoncini colorati perché dentro di me sentivo che sarebbero serviti.

Parti da ciò che hai e lascia che il tempo faccia il suo corso

Partimmo con una dichiarazione degli obiettivi della giornata, la fase di analisi delle principali Personas coinvolte nell’uso del software e una traccia di epiche e storie essenziali in forma di user story mapping. Fin qui tutto facile, si restava ad alto livello e riuscimmo in un paio d’ore a trovare una quadra.

La difficoltà arrivava adesso perché era necessario mettere la testa su come supportare quei requisiti in termini di architettura, moduli, dipendenze e priorità rispetto anche a tutto il lavoro che era pianificato in roadmap (rigorosamente trimestrale).

Dopo qualche chiacchiera, un pò di post-it e tanta frustrazione nel viso dei partecipanti, capii che potevo provare a giocare il mio asso nella manica e così proposi loro di utilizzare i mattoncini per costruire fisicamente ed in 3D il modello software comprensivo di moduli core, API, basi dati, sistema di autenticazione centralizzato e via dicendo.

Facilitare il processo

La partenza non fu in discesa perché dovetti portare il gruppo all’interno del mio mondo e malgrado la mia spiegazione e i suggerimenti vedevo che la situazione continuava a non ingranare. Cominciai allora a costruire io al posto loro mentre li sentivo parlare: il modulo core era un grosso pezzo di mattoncini grigi; le API erano collegate con dei fili, si potevano muovere al bisogno e in base alla funzionalità avevano forme e colori differenti. I moduli a supporto erano fatti con delle basi più piccole e poi… e poi ecco che alcuni di loro entrarono in sintonia e così cominciarono prima a correggermi, chiedendomi di usare un pezzo piuttosto che un altro e poi a costruire loro stessi, fin quando, piano piano, io mi misi da parte e loro finalmente si confrontarono in modo efficace e in circa 3 ore costruirono il loro modello architetturale con tutto quello di cui avevano bisogno.

In chiusura

Il feedback della giornata fu buono da parte di tutti i partecipanti e ancora oggi ripenso con piacere a quel workshop perché mi aiuta a ricordare che spesso scegliamo volontariamente di non dare ascolto alle nostre intuizioni rischiando così di perderci opportunità ed esperienza importanti e utili per noi e per gli altri. Io quel giorno seguii il mio istinto e tornai a casa con una lezione che oggi era proprio il momento di condividere anche con te.

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Sono Luca Cianci e ti aiuto a costruire Team Che Funzionano Davvero utilizzando il coaching e la facilitazione.

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