L’ho sempre conosciuto come lo zio Ciccio da Roma.
Veniva a trovarci ogni tanto, quando passava da Siracusa per fare il giro di parenti e conoscenze.
In effetti non era mio zio ma aveva un legame speciale con mamma e papà e a me, bambino di 9-10 anni, questo personaggio incuriosiva molto. Quando finiva il pranzo organizzato a regola d’arte da mia mamma, lui si complimentava sempre dicendo “Abbiamo mangiato come gli angeli”.
Quando veniva lo portavamo sempre in giro a visitare qualche bellezza del posto e quella mattina la meta era l’eremo di San Corrado, nei pressi di Noto, dove sorge una piccola chiesetta costruita in onore del Santo, ritiratosi a vita solitaria sul colle adiacente.
Giunti in chiesa, la messa era appena iniziata e così decidemmo di sederci per ascoltarla. Lui si sedette lì con noi ma dopo poco mi accorsi che era inquieto. Si guardava intorno come a cercare qualcosa.
Dopo un pò si alzò e vidi che si andava a sedere davanti a un piccolo organo elettronico di quelli a doppia tastiera.
Armeggiò un pò con i tasti e rimase lì. Rimase lì e musicò l’intera cerimonia, suonando e cantando canzoni adatte al momento. Io ricordo in particolare l’ave Maria di Schubert.
La chiesa era del tutto vuota fatta eccezione per noi quattro, il prete e altre cinque o sei persone che erano lì come noi, in visita.
Il natural born leader
Svuotando la casa in cui sono cresciuto, ho trovato gli spartiti originali del brano Sicilia, un’inno alla mia regione scritto da zio Ciccio, il maestro Francesco Patania. Ho ripensato a lui a alla grande lezione che mi ha dato quel giorno: mettere a disposizione ciò che siamo e che sappiamo fare per il semplice gesto del dono.
Non lo fece per gli applausi, la chiesa era vuota.
Non lo fece per guadagnarsi la simpatia del prete, non lo avrebbe più rivisto.
Non lo fece per un secondo fine, semplicemente, era nella sua natura.
Lui fu per me un esempio di ciò che puoi fare con quello che sai fare. Portava gioia e allegria non appena gli mettevi uno strumento tra le mani e non importa che fosse chitarra, pianoforte o fisarmonica; lui suonava e basta, senza compromessi o lamentele.
Perché ti parlo di lamentele? Perché tipicamente quando impari a suonare un nuovo strumento musicale ti aspetti di utilizzarne uno nuovo e ben funzionante, immaginando che uno strumento vecchio e malandato ti possa creare problemi di apprendimento. Pensa ad un tasto rotto, una nota stonata o altre cose del genere. La verità è che la lamentela ti allontana dal vero problema: il fatto che tu hai necessità di fare pratica, sbagliare e migliorare, anche utilizzando uno strumento non troppo performante. Ma torniamo allo zio Ciccio.
La leadership che funziona davvero
Credo che la leadership raggiunga uno dei suoi punti di massimo splendore quando il leader sa essere un esempio e sa farsi ricordare per quello che ha fatto, quando segue la propria indole e mette a disposizione le proprie competenze per il bene e il successo degli altri, quando fa tutto questo senza la necessità di cercare gli applausi (ne ho scritto anche qui in riferimento ad un fantastico libro che ti consiglio di leggere).
Spesso la ricerca del bene per gli altri non ha un impatto immediato sui tanti kpi e strumenti di misura che usiamo per monitorare la qualità della nostra azienda, tuttavia sulla lunga distanza il bene per gli altri, se gli altri sono i nostri colleghi, le persone che lavorano in azienda, può diventare il principale indicatore di successo dell’azienda stessa. Il problema è che i risultati non sono spesso immediati e in questa società del tutto subito ci stiamo troppo abituando a mercificare anche i sentimenti e le aspettative delle persone. (ho scritto di persone e bisogni in diversi articoli de La guerra in azienda se vuoi approfondire l’argomento)
Ripensando a zio Ciccio, il maestro Patania, ho riflettuto su questo episodio, che avevo nascosto tra i miei ricordi e sono grato di aver conosciuto una persona così preparata, gentile e attenta agli altri. C’è solo da imparare.
Se anche tu hai conosciuto persone speciali, ti aspetto nei commenti per condividere la tua esperienza.

