Meno silos aziendali e più fiducia nella collaborazione

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In questo articolo vorrei parlarti di Freedom writers, un film del 2007 con Hilary Swank ispirato alla vera storia di Erin Gruwell, insegnante statunitense che è riuscita a trasformare una classe scalmanata e multi etnica in un gruppo di ragazzi coeso e affiatato. Ti racconterò di questa storia con l’obiettivo di portarci a casa qualche informazione in più per comprendere le dinamiche di gruppo e sfruttarle in azienda per lavorare con le nostre persone e i nostri Team.

Come sempre da qui in avanti avrai qualche spoiler del film che ti consiglio comunque di andare a guardare.

I silos e l’isolamento non aiutano nessuno

Quando Erin arriva nella nuova scuola, la classe che le assegnano è una prima superiore composta da ragazzi accecati dall’odio razziale fine a sé stesso: i latini odiano i neri che odiano altri neri e tutti odiano i bianchi ma nessuno a ben guardare sa esattamente perché esistono da decenni queste guerre tra bande rivali che semina soltanto morte e devastazione. Sanno semplicemente che

la nostra gente va difesa ad ogni costo…

…tanti piccoli successi porteranno un giorno alla vittoria sugli altri

Già qui, quando ho sentito queste affermazioni mi sono venuti in mente i silos aziendali all’interno dei quali le persone del gruppo vanno difese ad ogni costo e si punta spesso ai piccoli successi, siano essi meeting dai quali si esce con il sorriso, mail ad effetto o budget guadagnati a discapito di un team più bisognoso. Fin qui trovi qualcosa di familiare?

Spesso in azienda si lotta per mantenere la posizione e non cedere di un millimetro senza tenere conto che in certi casi la posizione che tanto presidiamo in certi casi non aiuta nessuno e serve solo a metterci gli uni contro gli altri. Non è sempre facile passare dal noi, il silos, al tutti noi, l’azienda, ma a volte è l’unica vera cosa sulla quale dovremmo esercitarci.

Condividere per costruire la fiducia

Erin prova in vari modi a entrare in sintonia con la classe ma comprende facilmente che non può farcela da sola; pur se mossa da alti ideali e dalla voglia di far integrare i ragazzi tra loro, capisce che il punto da cui partire sono proprio i ragazzi aiutandoli a condividere le esperienze e lavorando sulla costruzione della fiducia. Parallelamente la dirigenza della scuola vede in lei una disillusa che non potrà portare a casa nessun risultato perché i ragazzi sono irrecuperabili e nessuno si aspetta nulla da loro.

Una mattina Erin traccia una linea per terra e chiede a ciascuno degli studenti di avvicinarsi o allontanarsi da essa in base a quanto si sentiranno in sintonia con le sue varie affermazioni. Inizia con frasi semplici: “mi piace il tale cantante”, “mi piace ballare” per poi passare a frasi più specifiche come “so dove prendere la droga”, “ho fumato uno spinello” e dopo queste prime battute, che aiutano tutto il gruppo a capire il senso del gioco, inizia con le frasi più importanti che fanno comprendere quanto in realtà siano tutte persone con problemi simili e storie in comune. L’odio piano piano lascia il posto al dubbio e la possibilità.

In questa fase ho pensato due cose differenti:

  • La prima è che Erin inizia la sua partita in classe proprio come accade in azienda per alcuni nuovi manager: ci si aspetta che abbiano la bacchetta magica e siano in grado di risolvere problemi storici malgrado la direzione dell’azienda sia la prima a non credere nel possibile cambiamento e non ci scommetta mai fino in fondo.
  • La seconda è che ho avuto la conferma che l’unico punto dal quale partire, sempre e comunque, sono le persone. Se non ti sforzi di comprenderle e dare loro spazio per aprirsi, confrontarsi e riflettere, sarai solo l’ennesima persona che vuole guidarle e indirizzarle verso qualcosa ma non otterrai mai la loro vera attenzione o fiducia.

In certi casi devi lottare contro il sistema

Nel suo percorso all’interno della classe, Erin si scontra più e più volte con la dirigenza. Tuttavia, crede tanto nelle sue idee ed ha fiducia in ciò che sta accadendo, che sceglie di continuare per la sua strada andando addirittura a cercare uno sponsor più in alto e scavalcando così la normale gerarchia imposta.

Nelle aziende si parla tanto degli Yes man e di quanto questi possano essere dannosi ma malgrado ciò continuiamo ad esserne circondati perché è meno difficile gestirli. Ecco, teniamo conto che ogni tanto qualche No man può aiutarci a guardare oltre il nostro modo di pensare e può davvero fare la differenza tra un’azienda mediocre e una che riesce a superare le sfide del mercato.

Le nuove abitudini si attivano un poco alla volta e poi ti trasformano

Il progetto che Erin propone ai ragazzi prevede che ognuno di loro scriva quotidianamente i propri pensieri all’interno di un quaderno. Possono scrivere ciò che vogliono: sogni, desideri, racconti del passato, racconti di fantasia, canzoni, poesie… l’unica richiesta è che devono farlo ogni giorno.

I ragazzi partono timidamente ma poi nessuno può farne a meno e tutti tirano dentro Erin perché vogliono che lei legga le loro storie e scopra realmente chi sono. Si sentono accolti e non giudicati.

Pensa un pò quando ho visto l’idea del quaderno, mi è subito venuto in mente il mio quaderno per i Team Che Funzionano Davvero, e non perché sono auto referenziale ma perché in effetti il presupposto di partenza credo sia lo stesso: partire da una riflessione consapevole con sé stessi per poter poi rilanciare nei confronti del gruppo così da farlo crescere e renderlo più forte.

In conclusione

Ci sono tanti altri spunti che puoi trovare e portarti a casa guardando questo film, ecco perché ti invito a vederlo. Personalmente mi stupisco sempre di quanto si possano trovare dinamiche simili in contesti così diversi. Ma forse non c’è da stupirsi perché sotto sotto abbiamo sempre a che fare con delle persone a prescindere dal luogo e dalla situazione in cui ci troviamo.

Erin Gruwell e i suoi ragazzi della classe 203 hanno pubblicato il Freedom Writers Diary in cui raccontano le loro storie autobiografiche. Se questa non è meraviglia non so cos’altro possa esserlo.

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Sono Luca Cianci e ti aiuto a costruire Team Che Funzionano Davvero utilizzando il coaching e la facilitazione.

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