Qualche tempo fa mi trovavo con la coordinatrice di una business unit e parlando di un gruppo storico di professionisti della sua azienda mi dice più o meno queste parole:
gente esperta, seria, con anni di esperienza sulle spalle… solo che da un po’ di tempo le cose non girano più come prima. Nessuno fa “casino”. Nessuno si tira indietro apertamente. Però si sente… L’energia è scesa, la comunicazione si è fatta sottile e le piccole tensioni diventano nodi grossi. E tu, che sei nel mezzo, cerchi di tenere tutto insieme…
Ti ritrovi in questo tipo di racconto?
Personalmente mentre la ascoltavo mi tornavano in mente tante situazioni del passato in cui potevi tagliare il silenzio con il coltello durante una riunione, tanto era denso e carico di significato, oppure quelle tante volte, forse troppe, in cui l’incontro si chiudeva con un apparente sorriso ma a ben guardare le persone andavano via per la loro strada facendo buon viso a cattivo gioco.
Le persone, l’unico asset su cui investire davvero
In tutti questi scenari, ciò che conta è prima di tutto il modo in cui ti ritrovi a creare e gestire questi contesti di scambio e confronto, chiamiamoli genericamente riunioni. Non è ancora chiaro a sufficienza che il lavoro, prima che sulle performance e gli obiettivi, si basa sulle relazioni tra le persone e se non siamo bravi a creare dei contesti sani all’interno dei quali queste relazioni possano prosperare, rischiamo di sprecare tantissimo tempo in incontri inutili che spesso non portano a nulla se non al clima artificiale in cui le persone sorridono e poi si sparlano alla prima occasione disponibile… che poi è quello che accade in tanti, tanti, contesti lavorativi.
Quando non siamo in grado di coltivare e far fiorire le relazioni tra le persone che vivono l’azienda, contano poco i nuovi strumenti, acquistati a caro prezzo; contano poco le nuove procedure, calate dall’alto ma facendo finta di coinvolgere tutti perché avvisiamo con una mail unica che da domani “si fa così per il bene dell’azienda, e anche il vostro”.
Teoria? Anche un pò meno
Teoria in giro ne abbiamo fin troppa, ciò che manca è la reale volontà di affrontare le sfide che come gruppo di lavoro siamo chiamati a dover gestire e queste sfide partono dal saper stare insieme, dal comprendere che siamo tutti diversi, dal trovare il tempo per lavorare su sé stessi prima che imporre agli altri la propria volontà.
Scrivo queste cose perché ci sono passato personalmente e so per certo che l’unica soluzione è creare uno spazio sicuro dove potersi guardare davvero e ricominciare a parlarsi senza giri di parole e con poche sovrastrutture. Ecco perché propongo ai miei Team che funzionano davvero delle brevi sessioni pratiche con poca teoria astratta: solo persone e tempo di qualità per rimettere in moto il gruppo lavorando su temi specifici.
Scrivo questo perché siamo ormai tutti i massimi esperti mondiali della matrice di Eisenhower (urgente e importante ricordi?) ma all’atto pratico restiamo impantanati all’interno di una infinita to do list di attività che spesso non stanno nemmeno nella nostra sfera di influenza ma riguardano altre persone, colleghi, che in questo modo diventano il nemico contro il quale combattere. Perdiamo il focus rispetto a ciò che va fatto davvero e ci preoccupiamo di combattere una guerra senza vincitori ne vinti, quella che mi piace chiamare la guerra in azienda.
Ripartiamo dalle persone
Ripartiamo dal primo valore del manifesto agile che, a prescindere da quanto tu ti senta agilista o ne sappia di metodi agili, racconta una grande e semplice verità:
Individui e Interazioni più che Processi e Strumenti
Se siamo in grado di creare il giusto contesto all’interno del quale far prosperare la relazione tra le persone allora staremo lavorando per costruire un’azienda più solida, competitiva e in cui si è fieri e contenti di lavorare, diversamente aspettiamo il prossimo report aziendale sul turnover fisiologico…

