La teoria del possibile adiacente

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La teoria del possibile adiacente di Stuart Kauffman è un concetto fondamentale nel campo della biologia evolutiva e dell’innovazione. Kauffman, biologo teorico, spiega che le novità emergono attraverso un processo di esplorazione graduale di spazi nuovi e possibili, ma solo a partire da quelli immediatamente accessibili.

Cos’è il possibile adiacente?

Il possibile adiacente descrive il margine di ciò che può accadere partendo dallo stato attuale di un sistema. L’idea è che ogni innovazione o scoperta apre nuove possibilità, ma non tutte le possibilità sono accessibili immediatamente: solo quelle che si trovano adiacenti allo stato attuale. In altre parole, è come se ci fosse un orizzonte di possibilità che si estende ogni volta che si compie un passo in avanti, ma restando sempre entro i confini della realtà raggiungibile a partire dall’esistente.

Il concetto mi ha affascinato fin da subito perché ho pensato banalmente a ciò che un bambino riesce a far nei suoi primi mesi di vita e quante cose poi impara a partire dalle conquiste precedentemente acquisite. Da lì a traslare il tutto al mondo delle aziende a ai Team Che Funzionano Davvero è proprio un attimo.

Tecnologia e Innovazione

Nel contesto dell’innovazione, la teoria del possibile adiacente suggerisce che nuove invenzioni derivano da combinazioni di tecnologie e conoscenze esistenti. Non si può saltare direttamente a innovazioni lontane; si procede a piccoli passi, esplorando combinazioni vicine e plausibili.

In tanti anni a stretto contatto con il mondo IT ho toccato con mano questa particolare applicazione della teoria. Non ti inventi da zero qualcosa che non esiste ma sfrutti la tecnologia e gli strumenti che hai già per provare a realizzare il tuo nuovo prodotto o servizio. Magari decidi di sperimentare qualcosa di nuovo ma lo fai sempre restando connesso a ciò che sai già fare e padroneggi. Solitamente gli esperimenti in cui si prova a fare un salto tecnologico troppo ampio sono destinati miseramente a fallire perché non ci si prende il giusto tempo per fare in modo che le persone acquisiscano le competenze necessarie.

Secondo la teoria del possibile adiacente, l’innovazione radicale, ovvero la creazione di qualcosa di completamente nuovo e senza precedenti, è concettualmente molto difficile, se non impossibile, perché ogni innovazione tende a svilupparsi esplorando le possibilità già disponibili e vicine allo stato attuale di conoscenze e tecnologie. Kauffman sottolinea che ogni nuovo passo espande gradualmente i confini del possibile, ma lo fa in modo incrementale (e questo mi richiama alla mente gli incrementi agili e la capacità di adattarsi a ciò che accade).

Se tenti di creare qualcosa che sembra essere completamente nuovo e scollegato dal presente, è probabile che, ad un’analisi più profonda, quel prodotto abbia comunque dei legami con conoscenze, tecnologie o idee preesistenti. Anche nelle innovazioni più rivoluzionarie, infatti, c’è sempre una base costruita su elementi già noti, magari riorganizzati o reinterpretati in modo unico.

Applicazioni del possibile adiacente nel mondo che vorrei

Kauffman inizialmente ha applicato questa teoria alla biologia, suggerendo che nuove specie e adattamenti emergano esplorando il “possibile adiacente” delle configurazioni biologiche attuali. Ogni nuovo adattamento o mutazione apre nuove possibilità per ulteriori mutazioni, espandendo l’ambito del possibile.

Cosa accadrebbe in azienda se cominciassimo ad assumere persone che si comportano in un modo diverso da quello ufficialmente riconosciuto? I più cattivi risponderanno che queste persone saranno prima ghettizzate e poi, in prospettiva, lasceranno l’azienda perché non seguono le regole, scritte e non, che vigono in quel particolare contesto. Tutto vero… ma proviamo ad immaginare un’azienda in cui il management vuole davvero cambiare la cultura e il modo di lavorare: introdurre a piccoli passi nuove persone capaci di portare punti di vista e prospettive differenti, comportamenti e modi di fare che sfidano le regole pre-esistenti, può essere un ottimo inizio per avviare il processo di cambiamento e trasformazione.

In chiusura

Sfruttando la teoria del possibile adiacente andremo ad aggiungere nuovi modi di fare ed essere che aiuteranno anche gli altri a osservare i nuovi mondi che si delineano davanti a noi e, piano piano, espanderemo l’orizzonte di possibilità della nostra cultura aziendale.

Difficile? Forse.

Va contro la normalità a cui siamo abituati? Certamente.

Vale la pena provarci? Sicuramente.

E’ come se avessimo a disposizione un set di mattoncini tutti con la stessa forma: possiamo costruire sempre e solo strutture e modelli simili. Via via che andiamo ad aggiungere nuovi pezzi al nostro set (ruote, finestre, colonne, …) saremo sempre più in grado di costruire modelli differenti, con nuove funzionalità e più vicini ai nostri desideri.

In chiusura ti lascio con un video di Kauffman che parla di questa affascinante teoria.

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Sono Luca Cianci e ti aiuto a costruire Team Che Funzionano Davvero utilizzando il coaching e la facilitazione.

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