Perché i complimenti del tuo capo valgono più di un manuale studiato a memoria

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Sai che negli ultimi mesi ho provato ad applicare un paio di piccole cose che ci hai fatto vedere durante il corso?… Il mio capo mi ha fatto i complimenti perché ha notato delle differenze…
Questo è quello che mi ha raccontato Marco (nome di fantasia) quando l’ho incontrato a distanza di qualche tempo dopo un corso sul project management che ho tenuto all’interno della sua azienda.

In effetti non ho proprio usato le tecniche precise che ci hai insegnato, per la mia esigenza erano eccessive e troppo complicate. Ho utilizzato alcuni passaggi che mi sembravano utili per gestire il mio problema…

Ecco il nocciolo della questione

Spesso ci illudiamo di dover sapere tutto o di dover applicare i manuali alla lettera, e finiamo per restare paralizzati dalla complessità. Perdiamo di vista il senso di ciò che ci serve davvero per sbloccare le nostre attività quotidiane.

Quando lavoro con le persone, la sfida non è “trasferire conoscenza”, ma aiutarle a compiere un atto di selezione naturale. Tu puoi spiegare che il Gantt è lo standard di mercato, ma se nel loro ufficio nessuno lo usa, quel Gantt resterà un disegno colorato in un cassetto. Dobbiamo smettere di ragionare sulla teoria perfetta e iniziare a guardare la pratica imperfetta.

Ecco perché le domande sono il mio strumento preferito.

Ma voi, normalmente, come fate a gestire questo tipo di attività?

Questa domanda non serve a me, serve a loro per espandere il pensiero. Spesso la risposta descrive una procedura tuttofare, uno schema sicuro che mediamente funziona; quando poi quel meccanismo si inceppa, la colpa ricade sempre all’esterno: il cliente che non capisce, il collega che ha altri obiettivi, la multinazionale che parla un’altra lingua, il capo che scarica addosso scadenze impossibili.

Agisci per migliorarti, il resto arriva con il tempo

La verità è che siamo tutti artigiani della nostra giornata lavorativa.

Quello che Marco ha fatto non è stato tradire l’insegnamento, ma adattarlo. Ha preso un martello e lo ha usato per fare leva, perché in quel momento non gli serviva piantare un chiodo, non aveva un piede di porco e doveva aprire una porta.

Tutto ciò che facciamo e che impariamo ha un unico scopo: arricchire la nostra cassetta degli attrezzi, avendo la consapevolezza che non possiamo usare tutti gli strumenti contemporaneamente e che occorre scegliere quello giusto, magari anche adattandolo alla nostra mano, per trasformarlo nella soluzione di cui abbiamo bisogno in un determinato momento.

Ecco allora perché ho risposto a Marco: “Bene, sono proprio contento“.

E quindi?

Non sono contento perché Marco ha memorizzato le mie slide ma perché, grazie ad esse, ha smesso di essere un mero esecutore di tecniche e si è affacciato in quel magico mondo che, con un po’ di impegno, lo porterà a diventare il progettista del suo metodo di lavoro.

La formazione non va pensata come un vestito che sta bene con tutto ma come un tessuto che devi imparare a indossare in base a chi sei tu e a cosa devi fare.

Il senso di quello che cerco di trasmettere alle persone, e tra le pagine del mio libro, è tutto qui: #buildyourself non significa diventare un’enciclopedia vivente, ma avere il coraggio di scegliere, tra tante esperienze e strumenti disponibili, quel piccolo frammento (meglio mattoncino?) che oggi può farti fare un passo avanti.

E tu, quale piccola cosa hai scelto di applicare oggi?

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Sono Luca Cianci e ti aiuto a costruire Team Che Funzionano Davvero utilizzando il coaching e la facilitazione.

#buildyourself


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