Ti è mai capitato di arrivare a fine giornata con la sensazione di aver spento solo incendi, senza aver costruito nulla di concreto? E’ il grande classico delle giornate in emergenza: arrivi in ufficio con una tua idea di cosa fare e quali priorità gestire e poi, appena varchi la soglia, ti ritrovi in un girone dantesco dove sembra che il mondo debba finire entro sera.
Il Fare automatico non ci aiuta davvero
Entrare nel mondo del lavoro, specialmente per chi è agli inizi, è spesso come essere catapultati su un treno in corsa o finire nella centrifuga di una enorme lavatrice. Impariamo a scrivere mail perché si fa così, partecipiamo a riunioni perché ci hanno invitato, rispondiamo alle chat istantaneamente perché sentiamo l’urgenza o semplicemente perché vogliamo sembrare disponibili. Poi, piano piano, accumuliamo esperienza ma restiamo in qualche modo incastrati.
È il Fare automatico, una modalità che ci fa sentire produttivi ma che, in realtà, ci allontana dall’efficacia e spegne la nostra anima professionale. Conosci bene quel senso di spaesamento che arriva alla fine della giornata. Magari la tua to-do list è raddoppiata, non hai risolto i principali problemi che avevi in mente e il giorno dopo, si prospetta peggiore di quello appena terminato.
Insisto sempre tanto sul fatto che per costruire un Team Che Funziona Davvero, il primo passo non è gestire gli altri, ma imparare a gestire sé stessi. Questo è il messaggio essenziale che trovi in tutta la prima parte del mio libro.
Essere consapevoli per capire chi siamo e cosa stiamo facendo
Senza consapevolezza, rischiamo di muoverci a caso tra i quadranti di quello che io chiamo il Radar delle Anime. Ecco allora che diventiamo Bloccati per paura di sbagliare. Ci trasformiamo in Solisti per dimostrare quanto valiamo, isolandoci. Restiamo Guardiani di processi vecchi perché ci danno sicurezza. Naturalmente questi cluster non hanno sempre un’accezione negativa, come tutte le cose, la medaglia ha due facce ma in questo caso ne osserviamo il lato più oscuro.
Passare all’Essere consapevole significa imparare a leggere il contesto per provare a diventare Catalizzatori di energia e risultati. Significa sospendere qual Fare automatico e metterci in ascolto per aiutare noi stessi a far bene e superare il periodo di sovraccarico.
Non si tratta di riempire slot e allocare tempo in infinite riunioni, ma di decidere dove mettere il proprio potere di agire, la propria energia, fisica e mentale.
Il passaggio dal Fare all’Essere
C’è una cosa che spesso non viene insegnata a chi è alle prime armi, ma che anche molti senior navigati dimenticano facilmente: l’errore è un dato, non un giudizio. Amy Edmondson racconta che la sicurezza psicologica nel team nasce quando smettiamo di nascondere lo sbaglio e iniziamo a usarlo come materiale per costruire fiducia, momenti di confronto e analisi. In uno dei suoi studi, cita il fatto che le équipe ospedaliere più efficaci sono proprio quelle che hanno fatto più errori ma che da questi hanno poi capito come migliorare introducendo nuove strategie di diagnosi e controllo.
Il passaggio dal Fare all’Essere è quello che distingue un esecutore da un professionista. Non importa se sei ancora inesperto o se sei un manager che vuole riportare consapevolezza nel proprio gruppo di lavoro. Arriva sempre un momento in cui è meglio fermare il pilota automatico e ritrovare il tuo centro.
Prima di cambiare il modo in cui lavoriamo con gli altri, serve uno spazio in cui rallentare, ascoltare e rimettere a fuoco noi stessi; solo dopo possiamo provare a costruire Team Che Funzionano Davvero: Team composti da persone che sanno perché stanno facendo quello che fanno.
E quindi?
Vuoi riprendere in mano il timone della tua quotidianità?
Ti aspetto insieme ad Alessandra nel nostro percorso di riconnessione: Dal Fare automatico all’Essere consapevole, perché non puoi continuare a dirti che “è soltanto un periodo” ma poi la situazione va avanti da diversi anni. Accompagneremo un piccolo gruppo di persone in un ritiro di tre giorni per passare dal Fare automatico all’Essere consapevole.
Non è un invito a fare di più. È un invito a fermarti, uscire dal rumore e tornare a scegliere dove mettere il tuo potere di agire.
Se senti che “è soltanto un periodo” non è più una frase che funziona, allora, forse, questo spazio è per te.


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