Quanto costa il silenzio dei collaboratori

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Hai presente quando, durante una riunione, fai la classica domanda “Ci sono domande o obiezioni?” e vieni accolto da un silenzio tombale? Poi, tre settimane dopo, scopri che il progetto è in grave difficoltà per un errore che tutti avevano visto, ma che nessuno ha avuto il coraggio di nominare.

Nel mio libro Team Che Funzionano Davvero, ho mappato i 6 pilastri fondamentali per l’efficacia di un gruppo e, nell’articolo di oggi, vorrei parlarti del primo pilastro, la base su cui poggia tutto il resto. Parliamo di cultura del supporto e sicurezza psicologica.

Quando questo pilastro è carente, puoi rivedere mille volte i processi aziendali, puoi pagare fior di consulenti e puoi introdurre nuovi software per migliorare la collaborazione, ma il tuo team e l’intera azienda, continueranno a viaggiare col freno a mano tirato.

Abbattere i muri e togliere l’armatura

Quando in un team manca la fiducia, le persone smettono di collaborare e iniziano a difendersi. È quello che chiamo l’effetto muro nella comunicazione: barriere invisibili che si alzano tra le scrivanie per paura del giudizio (ne ho scritto in questo articolo).

Se l’ambiente non è percepito come sicuro, ogni membro del Team si ritrova a indossare un’armatura metaforica che è necessaria per difendersi e proteggersi. Il problema è che mantenere l’armatura richiede energia. Energia che le persone sprecano per sembrare infallibili invece di usarla per innovare, risolvere problemi o aiutare un collega in difficoltà.

La regola della catena: La forza di un gruppo è pari a quella del suo anello più debole. Se un collega è in difficoltà e ha paura di chiedere aiuto, il Team e l’intera organizzazione rallentano. Ignorare questo meccanismo significa trasformare una risorsa titubante nel freno a mano del Team (ne ho parlato in questo articolo).

La sicurezza psicologica e il valore (economico) dell’errore

Parliamo un attimo di errore. L’errore ha un costo, ma la sua censura può costarti il doppio.

Come dimostra Amy Edmondson nel suo libro Organizzazioni senza paura, e come confermato dal celebre Progetto Aristotele di Google, i team più efficaci non sono quelli che non sbagliano mai, ma quelli che fanno emergere gli errori più velocemente per capire come migliorare.

L’errore è semplicemente esperienza accumulata. Ovviamente non tutti gli errori hanno lo stesso peso (ne ho scritto in questo precedente articolo), ma se punisci il fallimento anche quando si tratta di un esperimento calcolato, allora stai uccidendo l’iniziativa e ogni forma di crescita. Nei Team Che Funzionano Davvero, le analisi post-mortem dopo un passo falso non cercano il colpevole da processare, ma la lezione da imparare.

C’è anche lo scenario classico in cui tu la alzi la mano, segnali il problema, ma hai la percezione che dall’altra parte questo non sia proprio apprezzato. Bisogna sempre avere soluzioni a problemi che non hai creato e, quando provi a far vedere la “big picture” ti senti gli sguardi addosso che ti fanno sentire quasi inadatto al ruolo che ricopri. Qui parlo per esperienza; vai a sbattere contro muri solidi e resistenti. L’impatto fa male e continui a chiederti cosa avresti potuto fare di diverso per evitarlo ma, a ben guardare, mancavano le condizioni base affinché il Team potesse avere successo e così ti accontenti del successo di cartone, quello in cui l’azienda si pavoneggia rispetto al risultato ma tu sai che si poteva sicuramente fare meglio.

Il tuo prossimo mattoncino

Mostrare vulnerabilità non ci rende più deboli, ci rende più credibili. Lo diceva anche Ferraro, in una delle sue regole che girano da anni sui social: ammettere serenamente i propri errori è un gesto che azzera le distanze e costruisce fiducia.

Domani mattina, fai un’auto-analisi del tuo Team ponendoti queste tre domande:

  • Quando un progetto non va a buon fine, ci concentriamo sull’apprendimento o sulla caccia alle streghe?
  • Le persone chiedono aiuto spontaneamente o preferiscono nascondere il problema finché non è troppo tardi?
  • Quanto siamo liberi di proporre idee senza timore di sentirci ridicoli o giudicati?

Le risposte che ti darai saranno già un buon punto di partenza ma le intuizioni da sole non bastano per fare in modo che le cose funzionino davvero.

Se vuoi capire se le fondamenta del tuo Team sono solide o se state sprecando potenziale a causa di non detti e difese, hai bisogno di una misurazione oggettiva. Ho sviluppato uno strumento specifico per questo. In pochi minuti otterrai una fotografia chiara dei tuoi 6 pilastri e saprai esattamente da quale mattoncino iniziare a costruire. Puoi farlo gratuitamente in modo individuale o puoi contattarmi per un test sull’intero Team.

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Sono Luca Cianci e ti aiuto a costruire Team Che Funzionano Davvero utilizzando il coaching e la facilitazione.

#buildyourself


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