Ricordo che quando mia figlia Laura era piccola, parliamo di 4-6 anni, ero sempre stupito di come lei riuscisse ad inserirsi all’interno di un gruppo di bambini sconosciuti al parco.
Si avvicinava, li osservava, magari faceva qualche risatina e solo dopo un po’ iniziava a parlare e provare a inserirsi anche lei nel gioco. Nel giro di 20 minuti stava giocando tranquillamente con i nuovi compagni.
Stamattina stavo riguardando degli appunti presi dal libro di Goleman sull’intelligenza emotiva ed ecco allora la spiegazione accademica.
L’intelligenza sociale o interpersonale è composta da diversi aspetti che regolano il rapporto tra noi e le persone.
Si può capire quanto un bambino sia dotato di abilità sociali da come si inserisce all’interno di un gruppo di bambini che sta già giocando. Statisticamente il 25% dei bimbi simpatici tende ad essere comunque rifiutato dal gruppo perché commette due errori comuni: cerca troppo presto di imporre la propria volontà e non entra in sintonia con lo spirito del gruppo.
I bambini dotati di buone doti sociali tendono invece ad analizzare il gruppo, iniziano poi ad imitarne alcuni aspetti (movimenti, frasi, gesti, …) e cominciano ad inserirsi aspettando di essere accettati; solo allora diventano essi stessi parte del gruppo e cominciano a proporre le proprie idee (cambiamo gioco? perché non facciamo in questo modo?).
Ecco che rileggendo questi appunti mi sono allora chiesto come noi da adulti ci poniamo nei confronti di un nuovo gruppo, siano essi colleghi, clienti o amici.
In passato mi è capitato di commettere i due errori di cui parla Goleman come ad esempio non entrare in sintonia con lo spirito del gruppo. A volte mi è successo perché non ritenevo quello spirito di gruppo compatibile con me stesso o con i miei valori, altre volte perché lo ritenevo semplicemente una “perdita di tempo” dato che dovevamo comunque portare a casa il risultato. Con il tempo capisci però che non puoi entrare a gamba tesa su un gruppo già composto e serve quindi il giusto tempo per poter essere accettati come persone che possono essere realmente di aiuto.
In altri casi ho cercato di imporre troppo rapidamente la mia volontà e allora il gruppo è andato dritto per la sua strada mentre io sono rimasto a guardare per poi aggiustare il tiro in corso d’opera.
Come spesso accade mi rendo conto che i bambini hanno tanto da insegnare ma spesso nel nostro essere sempre e comunque adulti non riusciamo a cogliere i giusti suggerimenti.
E tu? Quale strategia adotti quando devi entrare in un nuovo gruppo di lavoro?


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