Oggi ho scelto di scrivere riguardo a questo argomento perché malgrado le tante cose già dette e i tanti libri disponibili, mi ritrovo spesso ad ascoltare delle presentazioni noiosissime con slide che poco hanno a che fare con il discorso parlato del relatore in quel momento.
Ci sono tre cose in particolare che mi lasciano sempre perplesso:
- le slide “muro di parole” dentro le quali ti perdi a leggere e nel frattempo il relatore va avanti per conto suo senza nemmeno tenere conto di quello che c’è scritto.
- le slide con una domanda che però non viene mai fatta dal relatore. La domanda è lì, tu la leggi nella slide ma lui invece continua a parlare, apre parentetiche e sviluppa l’argomento senza che sia chiaro il perché di quella domanda esposta a video.
- le slide con i grafici, sempre chiari a chi li spiega ma estremamente complicati da seguire se tu non sai a quale numero, riga o colonna stia facendo riferimento il relatore mentre ne parla.
Le slide come traccia per mantenere la rotta
La mia idea di una presentazione è che deve poter aiutare me a ricordare ed esporre facilmente i concetti ma deve al contempo essere utile a chi ascolta per restare presente e concentrato su quell’argomento specifico.
Ecco perché in tal senso odio le slide “muro di parole”, intendo quelle slide tutto testo che sei obbligato a leggere perché il tuo cervello ti dice di farlo e non sono di aiuto perché nel frattempo il relatore va avanti per la sua strada saltando di palo in frasca. Tipicamente quando hai finito di leggere la slide ti sei perso comunque il senso di ciò che voleva raccontare chi fa lo speech.
Le slide “muro di parole” tra l’altro non possono essere di aiuto nemmeno al relatore stesso perché è impossibile leggere tutto, significherebbe che non ricordi nulla dell’argomento da presentare.
Quando poi la slide “muro di parole” rimane lì fissa a video per tanti tanti minuti allora ti trovi davanti al relatore che va a braccio e le slide sono puramente decorative. Rassegnati.
Le slide come supporto per richiamare l’attenzione
Se prepari una slide con all’interno una domanda, mi aspetto che tu la domanda la faccia e soprattutto che tu rimanga sull’argomento facendomi capire come la domanda può essermi utile per agganciarmi su qualcosa. Se ti limiti solo a “vi è capitato? Si/No” o peggio non fai esplicitamente la domanda perché nell’andare a braccio ti perdi il senso di ciò che serve fare e dire, allora io mi perdo e comincio a chiedermi dove mi vuoi portare e qual è il senso del tuo speech. Risultato? Non sono più attento a ciò che stai dicendo e in questo il nostro cervello è bravissimo a distrarsi.
Le slide per aiutare a capire ma restando umili
Veniamo infine agli amati/odiati grafici. Mi sono trovato tantissime volte ad ascoltare presentazioni in cui i numeri volavano da tutte le parti e io cercavo di agganciarli all’istogramma o alla fetta della torta. Immagino sia capitato anche a te che leggi, dai…
La scena è sempre la stessa, il relatore dice “come è evidente possiamo notare che questo è più grande di quello e il trend bla bla bla…” Servirebbe però un pò di umiltà nel restare di supporto a chi ascolta. Dimmi quale parte del grafico stai commentando. Quale colore dell’istogramma stiamo osservando. Se c’è una tabella con 22 colonne aiutami a capire quali di queste stai commentando. Tu che parli le avrai imparate a memoria ma io che ascolto devo fare uno sforzo incredibile e ancora una volta, nel fare questo sforzo, mi distraggo e perdo il senso di ciò che mi vuoi raccontare.
In chiusura qualche suggerimento per fare meglio
Dopo questo sfogo sui 3 comportamenti che odio di più in una presentazione, ti lascio con un paio di vecchi articoli che possono aprire a nuovi scenari di miglioramento:

