Lavora su di te per portare la squadra a vincere

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Siamo rimasti tutti affascinati dalle prestazioni straordinarie dei nostri atleti azzurri durante i campionati europei di atletica appena conclusi.
Personalmente non seguo lo sport in modo costante, tuttavia le manifestazioni internazionali come olimpiadi, mondiali ed europei hanno sempre un’aura tutta particolare che risveglia lo sportivo sopito che è in me.

Ci sono alcune cose importanti, forse scontate, sulle quali ho riflettuto tra una gara e l’altra e che vorrei condividere in questo articolo di oggi.

La lezione dell’atleta fuori dai riflettori

Specialmente in Italia, l’atletica, così come altre discipline, non viene pompata allo stesso modo del calcio. Il calcio è il nostro sport nazionale e tendiamo ad essere più informati e seguirlo con maggiore attenzione. Non partecipiamo al mondiale di calcio da diverse edizioni, malgrado le vagonate di soldi che girano in quell’ambiente, malgrado le campagne acquisti milionarie, malgrado tutto l’indotto di sponsor e pubblicità. Qualcosa si è rotto. Qualcuno dice che non ci sono più i giocatori di un tempo e forse è vero ma dubito che siano tutti così tanto incapaci a giocare. In questi ultimi anni, abbiamo avuto la conferma che quando un sistema non funziona più, solo le persone possono tornare a fare la differenza.

Succede anche in azienda. Ti concentri su un prodotto o servizio, lo proponi in tutte le salse ma qualcosa non funziona più e i clienti non sembrano interessati. Il problema non è il prodotto ma le persone che non sono capaci di venderlo o il team di lavoro che non rilascia abbastanza in fretta rispetto alle richieste…

Nel frattempo, tennis, pallavolo, atletica, sport invernali, ci hanno dato la lezione più importante: le persone devono imparare a lavorare prima per sé stesse e solo così, di riflesso, potranno aiutare l’intera azienda a prosperare. Prima di questo inverno, non avevo mai seguito il curling, eppure non ho perso neanche una partita di Constantini e Mosaner, due ragazzi che hanno fatto appassionare migliaia di persone ad uno sport ritenuto strano e a tratti comico.

Nel mio libro, c’è un aneddoto della mia vita professionale dal titolo “Certe volte dovrai giocare per te stessa” in cui racconto di quando ho scelto di pagare con i miei soldi dei corsi di formazione pur essendo dipendente in azienda. Corsi che riguardavano il mio sviluppo personale e sui quali non volevo più aspettare la giusta congiuntura di budget e tempi favorevoli. Corsi che oggi mi hanno permesso di fare il lavoro che faccio. Ti sto parlando di circa dieci anni fa e all’epoca, ho comunque portato valore all’interno dell’azienda in cui lavoravo. Non c’è stato nessun manager che mi ha proposto o suggerito quel particolare percorso.

Proprio come gli atleti “minori”, che pur non trovandosi costantemente sotto i riflettori mediatici, riescono a costruire una carriera incredibile e a trasformarsi in eroi ai quali guardare. Tamberi, Batocletti, Brignione, Sinner, Goggia… siamo in un periodo d’oro in tal senso e tutti questi uomini e donne eccezionali ci stanno lanciando lo stesso identico messaggio: non aspettare che tutto sia perfetto, lavora su te stesso, segui i tuoi obiettivi, cresci, migliora e otterai risultati importanti per te e la tua squadra.

Ora, se invece di parlare di atleti e di nazionale, ci spostiamo su dipendenti e azienda, il concetto non cambia. L’atleta fuori dai riflettori, crede in sé, pratica uno sport che gli piace, si sacrifica, affronta sfide e problemi e poi vince le medaglie che rendono fiera la sua nazione.

In azienda, quante volte chiediamo ai nostri collaboratori se e quanto stanno lavorando a qualcosa di utile e importante per sé stessi? Forse diamo troppo per scontato che il semplice lavorare per l’azienda sia un momento di crescita personale a prescindere e che quindi il dipendente debba sempre e solo ringraziare. Peccato che poi molti fanno un secondo lavoro o si dedicano al volontariato, magari per cercare di sviluppare proprio quelle attitudini che l’azienda ignora, non vede o sceglie di non valorizzare.

Gli atleti in azienda

Non ho la pretesa di dire che in ogni azienda ci sono collaboratori capaci di fare sempre la differenza rispetto al settore e all’arena competitiva in cui ci si scontra, tuttavia sono abbastanza sicuro che in ogni azienda ci siano collaboratori che vogliono lavorare meglio di come fanno adesso, che hanno idee valide per poter andare oltre ma ai quali nessuno chiede mai un vero punto di vista. Persone che hanno la volontà e la voglia di mettersi in gioco ma che nessuno stimola nel modo giusto.

Preferiamo piuttosto pompare i soliti team, i soliti gruppi di lavoro, forse perché sono il core business dell’azienda o forse perché c’è un maggiore potere politico e relazionale tra alcuni. Il rischio è quello di fare la fine del calcio, sport nazionale che non da più emozioni e non permette ai giocatori di emergere.

Nel mio libro, quando nella seconda parte ti parlo delle Anime del Team, ci sono diversi profili che rappresentano proprio quei collaboratori che in silenzio e fuori dai riflettori, portano avanti con costanza e pazienza il loro lavoro e quello dell’intero Team.

  • C’è la persona coscienziosa che si fa carico di più di quanto dovrebbe,
  • c’è quella in crescita, che avrebbe idee ma non si sente ancora all’altezza di proporle,
  • c’è quella che le idee le ha ma non è capace di scaricarle a terra perché nessuno la aiuta a concretizzare i pensieri.

Ecco, pensa se da domani, iniziassimo a prenderci sul serio cura di chi lavora in azienda, comprendendo bisogni, desideri e leve motivazionali. Creando un dialogo aperto tra le persone così da portare tutti a bordo sui progetti non solo “perché vanno fatti” ma “perché siamo le persone giuste per farli”.

Il tuo prossimo mattoncino

Impara a lavorare con le persone che hai e non con quelle che vorresti è una delle frasi ricorrenti che uso più spesso e che racconta di come, con costanza e volontà, possiamo aiutare la nostra azienda a crescere e prosperare partendo da ciò che abbiamo e non da ciò che ci manca.

Se il tuo problema, come manager o team leader, è quello di non capire come mai le persone non riescono a portare a termine nel modo migliore le attività che hanno in carico; se ti chiedi continuamente perché i progetti sono in ritardo e cosa puoi fare per migliorare la situazione, in tal senso posso aiutarti con dei percorsi individuali, per aiutare le singole persone a organizzare il proprio lavoro e diventare collaboratori più efficaci o possiamo lavorare direttamente sui team per aiutare le persone a conoscersi meglio, oltre i compiti, e iniziare a costruire Team Che Funzionano Davvero. Ci sarebbe anche un terzo punto, lavorare sul management dell’azienda, per prendere consapevolezza che non possiamo pretendere sempre tutto e subito, a meno di non scegliere di abbattere la qualità, demotivare le persone e accettare tutti gli altri elementi a contorno che questo approccio si porta dietro.

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Sono Luca Cianci e ti aiuto a costruire Team Che Funzionano Davvero utilizzando il coaching e la facilitazione.

#buildyourself


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