Le lezioni di mia madre per tenere insieme un team che funziona, ogni giorno

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Oggi sono tre anni che mia madre è venuta a mancare e mi tornano in mente le tante lezioni che ho imparato da lei negli anni trascorsi, prima insieme e poi nelle tante telefonate quotidiane che erano l’appuntamento fisso di fine giornata da quando la mia residenza era diventata Milano.

Lei è sempre stata capace di leggere il contesto che le stava intorno, sia che si trattasse di bambini, dato che era un’insegnante di scuola elementare, sia che si trattasse di adulti, parenti, amici o estranei, non faceva differenza.

Leggere il contesto per tenere insieme un gruppo di persone

Mamma ha sempre scelto di essere quella che osservava e poi prendeva delle decisioni per fare in modo che il gruppo intorno potesse stare bene. Poteva trattarsi di una festa di compleanno, un pranzo della domenica o una visita di parenti.

Leggere il contesto, le permetteva di indirizzare al meglio il comportamento delle varie persone: se c’era quello più timido, consigliava di mettersi tranquillo a leggere il giornale, se c’era la persone più attiva le chiedeva supporto in cucina, se c’era chi voleva sganciarsi per fare altro, semplicemente rispondeva “fate le vostre cose, ci vediamo dopo”.

Non imponeva niente a nessuno ma ti dava la fiducia per lasciarti fare ciò che ritenevi più utile per te e per il gruppo. Certe volte si ritrovava da sola e si occupava di tutto lei, segno forse che la sua strategia poteva sicuramente essere migliorata, ma il più delle volte si creava quel legame invisibile tra le persone ed ecco allora che tutti contribuivano alla buona riuscita di ciò che stava accadendo.

Nel tuo lavoro, sei uno che guida e comanda o lasci spazio agli altri per far capire loro in che modo possono essere davvero di supporto?

Capire l’unicità di chi hai davanti

Ricordo sempre di quanto lei fosse capace di adattare il suo modo di fare alla persona che aveva davanti: restare sul vago, fare domande per scoprire informazioni, mettere a proprio agio, creare connessioni. Nei suoi racconti di quando era insegnante, questa era un’abilità essenziale che l’ha aiutata a supportare tanti bambini con situazioni familiari difficili (insegnava per scelta in un quartiere povero della città) e le ha permesso di rimanere una delle maestre che, anche quando in pensione, gli alunni andavano a trovare o chiamavano al telefono, per una chiacchierata e per farle gli auguri di buon onomastico (a Siracusa siamo molto devoti a Santa Lucia e mamma si chiamava appunto Lucia).

Mi ha sempre stupito questo forte legame che lei nel tempo era riuscita a creare con le persone ma riflettendoci, l’ingrediente era proprio la sua capacità di capire l’unicità dell’altro: chi era, cosa desiderava, di cosa preferiva parlare e in che modo lei poteva essere di aiuto in quel preciso momento.

Nel tuo lavoro, guidi il tuo team trattando tutti allo stesso modo o provi a comprendere i bisogni delle singole persone?

La famiglia, il primo team da cui partire

Il prossimo anno saranno 20 anni del mio matrimonio e in questo tempo fin qui ho avuto modo di comprendere molti degli sforzi e dei sacrifici che lei ha fatto negli anni per fare in modo che tutto funzionasse e potessimo arrivare dove siamo arrivati. Non era un comandante ma un leader gentile. Forse in certi momenti aveva dei modi troppo decisi ma ti lasciava comunque la possibilità di scegliere. Esponeva i fatti, cercava di farti capire e poi eri tu a decidere se e come muoverti per poter essere di supporto.
Papà era all’opposto di lei, molto introverso e solitario e tante volte l’ho vista negoziare con lui per mantenere un clima di serenità che desse a lui un po’ di tranquillità ma che permettesse comunque a tutti di sentirsi contenti e soddisfatti. In questo ha sempre scelto di essere quella che filtrava i problemi e si faceva carico della loro risoluzione per il bene più alto che era quello di assicurarsi che la famiglia continuasse a funzionare.

Non si è mai tirata indietro rispetto al suo ruolo di madre, anche se il destino le aveva riservato una prova molto dura per sé e per tutti noi. Malgrado il dolore per la perdita di un figlio, è sempre riuscita, con non pochi sforzi, a mantenere in famiglia un clima sereno in cui poter crescere.

Nel tuo lavoro, ti fai carico dei problemi importanti o scarichi tutto addosso ai collaboratori con la scusa di “essere una grande famiglia”?

La lezione per la tua azienda

Non importa quale sia esattamente il tuo ruolo. Sei sicuramente parte di un gruppo di lavoro che punta a portare risultati ogni giorno.

Puoi scegliere di farlo pensando che esista una regola unica che vada bene per tutti, e scoprirai che non funziona, o puoi farlo scegliendo di capire chi sono i colleghi, cercando di comprendere come poterli aiutare, evitando di fare buon viso a cattivo gioco. La performance migliore, nasce quando provi a leggere il contesto, a capire gli altri e ti chiedi in che modo puoi essere di supporto per iniziare a costruire Team Che Funzionano Davvero.

Ci sono davvero tante affinità tra una famiglia e un gruppo di lavoro ma non sono quelle che si pensano quando sbandieriamo lo slogan “siamo una grande famiglia”. Non si tratta di mangiare la pizza insieme o di essere amiconi sul posto di lavoro. Queste sono sicuramente cose che aiutano ma bisogna partire da altro.

La lezione di mia madre è quella di imparare a leggere il contesto, per capire le persone che ti stanno accanto, comprendere come tu puoi essere di supporto e in che modo puoi contribuire per aiutarle a far bene per sé e per l’intero gruppo.

Oggi sono un agile coach e immagino che tutto questo percorso sia in parte legato agli esempi che ho avuto fin da piccolo.
Grazie mamma.

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Sono Luca Cianci e ti aiuto a costruire Team Che Funzionano Davvero utilizzando il coaching e la facilitazione.

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2 risposte a “Le lezioni di mia madre per tenere insieme un team che funziona, ogni giorno”

  1. Avatar Ketty
    Ketty

    Sei un grande Luca, capace di reinventarti, adattarti…si, un grande in tutte le cose che fai e probabilmente, hai ragione, l’esempio fin da piccoli aiuta. Ho trovato molto piacevole e pieno d spunti il tuo racconto familiare

    1. Avatar Luca Cianci

      Ciao Ketty, grazie per questo tuo feedback. Lieto che ti sia piaciuto il racconto. Trovo molto centrato il termine “adattarsi” che hai utilizzato e credo sia l’unica possibilità che abbiamo per continuare ogni giorno a lottare per quello che ci interessa davvero.

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