Oggi ti vorrei parlare delle convinzioni limitanti che costantemente rischiano di tenerci con il freno a mano tirato e non ci permettono di esprimere il massimo del nostro potenziale.
Una mia convinzione limitante
Per tanti anni, mi sono raccontato di non essere capace di rompere il ghiaccio quando mi trovavo in presenza di persone sconosciute e questa convinzione diventava tanto più grande quanto più erano le persone presenti nella sala. Hai presente un classico evento aperto al pubblico? Quello in cui poi c’è il pranzo aperto in cui hai la possibilità di scambiare qualche parola con degli estranei? Esatto, proprio quello.
Non è che oggi io sia diventato un PR che organizza eventi ogni giorno, tuttavia, avendo ben chiaro quel mio limite, auto-imposto, ho fatto in modo di lavorarci per sentirmi un po’ più a mio agio in quelle specifiche situazioni.
Il punto di partenza è sempre lo stesso: devi essere consapevole del tuo limite, devi voler migliorare per andare oltre e devi accettare quel momento di fatica iniziale in cui ti lasci andare e scegli di iniziare a parlare con qualcuno.
Col tempo, ho capito che quello era un racconto di me che rappresentava una versione precedente di me stesso che tuttavia cerca sempre di ritornare. La differenza è che adesso, rispetto a qualche anno fa, la riconosco, sorrido tra me e me e vado oltre.
Le tue convinzioni limitanti
Ognuno di noi ha una ricca dote di convinzioni limitanti e spesso, quando riguardano il proprio lavoro, rischiano davvero di tenerci a fondo con nessuna possibilità di venirne fuori. Ecco a titolo di esempio, la top 3 delle migliori che sento quando mi trovo a parlare con le persone, in aula o durante le sessioni di coaching:
- Il mio capo mi chiede continuamente di fare nuove cose, aggiungendole alla lista precedente e io non posso dirgli di no. Il risultato è che lavoro fino a tardi, non ho tempo per me stesso e alla fine qualcosa resta comunque fuori.
- Avrei in mente delle cose diverse da fare per migliorare il nostro modo di lavorare ma anche se le dico, non mi ascolta nessuno e passo per quello che non si vuole adattare alla situazione.
- Potrei propormi per quella specifica attività ma non sono espertissimo e se poi faccio degli errori sarà solo colpa mia. Meglio lasciare che se ne occupi chi sa già farlo.
Il limite di queste, e di tutte le altre convinzioni limitanti, è che ti tengono fermo nella situazione attuale. Accentuano la situazione di malessere e disagio. Contribuiscono allo stress e in ultima analisi ti portano ad accontentarti del tuo lavoro e accettare le classiche frasi “Coraggio, oggi è lunedi” e “dai che oggi è venerdi“.
Scegliere fa la differenza
La buona notizia è che dipende da te! Si dipende da te SCEGLIERE di fare qualcosa di diverso per provare a cambiare.
- Scegli di dire di no al tuo capo, spiegando che la to-do list è già intasata e proponi la tua versione di come gestire le emergenze in corso (perché lo so che si tratta sempre e solo di emergenze).
- Scegli di parlare, al tuo capo o al tuo team, per evidenziare i miglioramenti che si potrebbero mettere in atto. Non ti prometto che funzionerà da subito ma se sarai tu a dare l’esempio, piano piano gli altri si accorgeranno dei benefici e cominceranno a guardare alle tue azioni con occhio diverso.
- Scegli di proporti per quell’attività che intasa il tuo gruppo di lavoro. All’inizio non la farai al meglio ma, da subito, scaricherai parte della fatica di un collega e starai imparando qualcosa di nuovo.
Supera le convinzioni che ti dicono sotto sotto che “tanto non servirà a niente” e inizia ad agire. C’è un detto siciliano che recita “Ci rissi l’acqua a la petra, l’assimi tempu ca ti perciu” (l’acqua disse alla pietra, dammi tempo e ti rompo). Dobbiamo essere come la goccia d’acqua che, piano piano e con costanza, agisce per produrre un cambiamento. Magari non lo vedrai subito ma stai certo che le tue azioni avranno un qualche effetto su chi ti sta intorno e questi effetti, di conseguenza, scateneranno altre possibili azioni.
Costruisci te stesso, costruisci il tuo team
Non esistono persone che messe in una stanza diventano subito performanti ed efficaci al massimo del loro potenziale.
Esistono modelli teorici che spiegano le tante sfaccettature di come si costituiscono i team ad alte prestazioni ma non mi interessa parlare di questo oggi. Ciò che mi importa è passarti il messaggio che le singole persone compongono il team e che i Team Che Funzionano Davvero sono fatti da persone consapevoli, organizzate e in equilibrio con sé stesse.
Parti da te, supera i tuoi limiti e, solo dopo, chiediti come poter essere di aiuto al tuo team.
- Non aspettare che l’azienda ti proponga quel corso, vallo a chiedere.
- Non aspettare che arrivi il momento di usare quella nuova tecnologia, sii curioso e inizia ad utilizzarla.
- Non aspettare che lo stress ti divori, se qualcosa non va con un collega, scegli di parlarne e supera il conflitto.
Il tuo prossimo mattoncino
Se qualcosa di tutto questo risuona in te, facciamo una chiacchierata. Possiamo parlare di te e di come organizzare il tuo lavoro o di come costruire insieme Team Che Funzionano Davvero. La scelta è ancora tua e scegliere farà la differenza tra restare dove sei o provare ad andare oltre.

