Dopo i miei primi due anni da programmatore con contratto di formazione lavoro mi confermarono a tempo indeterminato e con il mio primo stipendio fisso milanese, era il 2004.
Avevo dimostrato di avere ottime capacità in termini di intraprendenza, autonomia di studio e comprensione dei progetti più complessi ed ecco che allora mi proposero di entrare in un team verticale per seguire in maniera puntuale alcuni progetti applicativi come specialista.
Dissi quasi subito di NO, è questo mi costò comunque lo spostamento. Mi assegnarono però ad un altro team, meno interessante e attenzionato rispetto a quello per il quale mi avevano proposto in prima battuta. Fu la mia punizione. Il team di seconda classe.
Del nuovo team in cui finii per il successivo anno, apprezzai le persone e il loro modo di fare semplice e alla mano; scoprii nuovi modi di fare delle cose e esplorai un argomento per me completamente nuovo.
Del team in cui non volli entrare ero sicuro di non apprezzare il responsabile e i suoi modi di fare.
Ripenso spesso a quell’episodio di un primo me giovane e inesperto ma sinceramente sono ancora oggi convinto di quel mio NO e del percorso che poi mi portò a fare. Nel corso di quell’anno non fui felice di quello che mi stava succedendo ma sapevo anche che non mi sarebbe piaciuto altrettanto stare dall’altra parte, quindi quella situazione in cui mi trovavo era la migliore possibile e io ne ero l’artefice perché in cuor mio sapevo che il primo team non era compatibile con i miei valori più profondi.
Oggi lo so ma all’epoca era tutto più sfumato e difficilmente trovi chi ti aiuta a riflettere e comprendere dove sei e cosa fai… sarà per questo che oggi faccio il possibile per aiutare i miei colleghi tutte le volte che posso
(In foto i learning archs, utili per progettare al meglio i percorsi di apprendimento e crescita personale)


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