Se mi avessero detto quanto fosse faticoso emotivamente far svuotare la casa in cui sei nato e cresciuto per i primi 25 anni della tua vita, probabilmente non ci avrei creduto fino in fondo ma nel corso della settimana appena trascorsa ho dovuto attraversare personalmente questa esperienza e vorrei provare qui a creare un ponte tra l’esperienza personale in sé e le tante cose che ci accadono nel corso della nostra vita lavorativa e che probabilmente potremmo gestire in maniera diversa.
Decidere e scegliere in base a ciò che conosci
Far svuotare una casa con decenni di vita ed esperienze trascorse è una sfida importante; mi sono sentito come un povero marinaio che assiste inerme al disastro del Titanic e che in cuor suo avrebbe la pretesa di salvare tutti i passeggeri con una sola scialuppa… semplicemente non puoi farcela e devi capirlo rapidamente in modo da lasciar andare gli oggetti, i ricordi, i pensieri… alcune cose le recuperi perché “potrebbero servire in seguito”, altre perché “ci sono troppo affezionato” e altre ancora perché “la mamma non avrebbe voluto”. Qualunque sia il motivo, devi comunque decidere rapidamente scegliendo in fretta cosa mettere sulla tua scialuppa e cosa lasciare andare, accettando che stai dando delle priorità e stai decidendo in base a ciò che sai e ciò che senti in quel preciso momento.
Questa esperienza mi ha fatto riflettere su tutte quelle situazioni lavorative in cui vieni travolto dalle cose, dai progetti, dalle opportunità, dai colleghi, dalle scadenza e vorresti poter fare tutto perché apparentemente “senti” che sia giusto così; l’azienda ripone in te fiducia e aspettative e magari per farlo accetti di correre più del solito: fai degli straordinari, fai qualche nottata, ti alzi più presto al mattino… ti senti sopraffatto da ciò che ti sta capitando e pensi che non ci sia altra soluzione se non correre ancora di più e aspettare che il brutto momento passi…
Agire è una scelta e devi darti un limite
Quando mi sono trovato in situazioni simili, ho sempre cercato di porre un limite temporale al momento che stavo attraversando e superato quel limite ho provato a modificare pensieri e azioni con l’obiettivo di avviare un cambiamento di qualche tipo: se il progetto era perennemente in ritardo, ho provato a comprenderne i motivi strutturali non potendo accettare di essere semplicemente il capro espiatorio della situazione; se l’attività era fuori dalla mia portata ho poi provato a portare a bordo altre persone o a rendere evidente il problema a chi era più in alto di me. Il messaggio è che se non agisci per tirarti in qualche modo fuori dal problema, il problema crescerà e tu ne rimarrai ancora più schiacciato.
Nuovi approcci e soluzioni inaspettate
Tornando alla mia casa natale, ho capito che in questo caso dovevo fare uno sforzo che andava oltre l’azione per scatenare il cambiamento. Ho scelto di mettere da parte me stesso e osservare la situazione nel suo quadro complessivo, evitando di continuare a riflettere su cosa stavo perdendo personalmente ma piuttosto pensando a cosa altri avrebbero potuto guadagnare, alla gioia che avrebbero provato dei nuovi bambini entrando in quella enorme casa vuota e iniziando a fantasticare su come potesse essere la loro nuova cameretta o il loro nuovo grandissimo salotto, esattamente come è accaduto ai miei figli qualche anno fa quando abbiamo cambiato casa.
Abbiamo sempre la possibilità di scegliere cosa fare e come comportarci in una determinata situazione, in certi casi esistono soluzioni e azioni più ovvie mentre in altri casi devi attingere a nuove energie e trovare nuove strade che possano portarti a superare le tante sfide che il lavoro e la vita ti presentano ogni giorno.

