Non tutti gli errori hanno lo stesso peso

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Nel suo libro “Organizzazioni senza paura” Amy Edmondson introduce una interessante classificazione degli errori che ho trovato utile ripensando anche a esperienze personali che mi sono trovato ad affrontare nel mio percorso lavorativo.

Il fallimento evitabile

E’ il tipo più semplice e anche quello più facile da prevenire. Solitamente riguarda le deviazioni dal processo noto o dalle procedure identificate. Può trattarsi di processi impliciti ovvero non descritti da passaggi documentati ma in pratica è così che si fa in azienda; può trattarsi di procedure tracciate e documentate per assicurarsi che un determinato processo di lavoro venga sempre eseguito allo stesso modo al fine di garantire sicurezza e qualità oltre che efficienza da parte di chi è preposto a svolgere quel compito.

Tutte le volte che andiamo contro questi principi, formalizzati per iscritto o tramandati a voce, ricadiamo nel fallimento evitabile. Prestare maggiore attenzione alle nostre azioni, alle loro immediate conseguenze e riflettere ci permette di prevenire il più possibile questo tipo di problemi.

Personalmente ho commesso tanti errori nel mio percorso lavorativo, mentre scrivo sono tanti quelli che ritornano alla mia mente e in effetti in certi casi sarebbe bastato un minimo di attenzione in più come quella volta in cui mandai una mail formale ad un collega mettendo in copia il mio capo che era però un direttore generale. Lui, il mio collega, dovette rispondere di conseguenza mettendo in copia tutta la filiera di persone presenti nel suo ramo dell’organigramma e di lì a poco andammo in escalation per una cosa che probabilmente avremmo potuto risolvere con una semplice telefonata e provando a negoziare ciò che era più importante per entrambi. Qui l’errore sta nel non aver tenuto conto di come si innesca un processo di escalation e di quali sono le regole per evitarlo nel momento in cui invii una mail scritta in un determinato modo. Momenti di inesperienza attraverso i quali tutti siamo passati e che ci portano ad essere ogni giorno professionisti migliori di quanto non lo fossimo ieri.

Il fallimento complesso

E’ il tipo più complicato perché ha a che fare con la possibile crisi del sistema all’interno del quale lavoriamo. Ancora una volta serve partire dalle nostre azioni e dalla previsione di ciò che queste possono causare; un pò come in una partita a scacchi, il fallimento complesso richiede la possibilità di saper vedere avanti per comprendere dove la tua mossa attuale ti possa portare tra dieci o quindici mosse in base alla risposta dell’avversario e le altre condizioni a contorno.

Quando non siamo in grado di tener conto di questo tipo di impatto ecco che ci mettiamo nella condizione di scatenare una crisi del sistema. Personalmente ricordo quella volta in cui apportammo delle modifiche ad un nostro progetto software senza pensare che queste avrebbero avuto impatto anche su alcune altre integrazioni realizzate da società terze che avevano contribuito al risultato finale. Come spesso accade nella crisi di sistema, l’impatto delle nostre azioni e quindi il problema si verificò con ritardo rispetto alla nostra modifica e fu poi complicato ricostruire tutto il giro del fumo in modo da coinvolgere tutti gli attori necessari e risolvere il problema.

La crisi di sistema non è facile da prevedere così come non è facile capire in anticipo quale dei tanti sistemi potrà essere potenzialmente impattato: il mio gruppo, la mia unità organizzativa, il fornitore che ha lavorato con me, il cliente e il gruppo di lavoro esteso, la mia famiglia? Siamo immersi in un mondo complesso composto da tanti sistemi che interagiscono costantemente tra loro quindi accettiamo di poter fallire in tal senso ma cerchiamo ogni volta di farci quella domanda in più che può diventare fondamentale. Per entrambi i fallimenti di cui abbiamo parlato fino ad ora potresti approfondire l’argomento leggendo “L’importanza di dare il giusto peso alle spie di emergenza

Il fallimento intelligente

E’ il tipo che dovremmo cercare di perseguire il più possibile perché riguarda la possibilità di esplorare nuove strade con la consapevolezza che essendo inesplorate possono anche portare a dei buchi nell’acqua. Il buco nell’acqua, come è noto, non si sposa bene con la logica aziendale del profitto, del successo e degli obiettivi raggiunti, tuttavia non accettare questo tipo di fallimenti ci porterà a vivere in una bolla all’interno della quale tutto andrà apparentemente bene nella misura in cui non ci metteremo mai veramente in discussione; la famosa zona di comfort che ritorna sempre come un boomerang a ricordarci che dobbiamo sforzarci per sfidare lo stato delle cose e aggiungere pepe alle nostre iniziative.

Personalmente potrei raccontarti i tanti tentativi che sto compiendo in questi anni insieme ai miei soci per portare L’Officina Educativa ad essere un ente di formazione riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione. Devi per forza andare a tentativi con l’obiettivo di espanderti, offrire un servizio più interessante per il pubblico che ci segue e cercando di farlo in un modo non scontato e banale. Non sempre ci riusciamo ma ogni errore, ogni fallimento intelligente di questo tipo, ci aiuta a capire se una certa strada è percorribile o piuttosto vale la pena di sospendere l’esperimento e guardare altrove.

Il fallimento intelligente presuppone una visione a medio-lungo termine che ci porta sì a fare degli errori ma indirizzati verso una rotta tracciata che in qualche modo stiamo cercando di esplorare, ecco perché è il tipo di errore che dovremmo abituarci a portare in azienda. Puoi approfondire l’argomento leggendo questo articolo “I fallimenti sono dei bravi insegnanti ma solo se hai voglia di ascoltare“.

In chiusura

Non possiamo scegliere di non fare errori a meno di non decidere di non agire e restare fermi sempre nello stesso stato accettando quindi di non evolvere. Con questa consapevolezza, possiamo quindi imparare a riconoscere i tipi di errore così da fare in modo che possano aiutarci a crescere invece che buttarci giù e portarci a fondo. Un elemento importante che può aiutarci in tal senso è quello di creare il più possibile un clima di sicurezza psicologica che aiuterà noi e il gruppo a metterci in gioco senza paure e ansie ingiustificate. Se ti interessa l’argomento puoi approfondire leggendo questo articolo dal titolo “La sicurezza psicologica questa sconosciuta“.

E tu che leggi, quali errori hai commesso in passato e quali vorrai commettere in futuro?

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Sono Luca Cianci e ti aiuto a costruire Team Che Funzionano Davvero utilizzando il coaching e la facilitazione.

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