Qualche giorno fa riflettevo su alcune dinamiche che si creano all’interno dei miei workshop e che emergono sempre, a prescindere dal livello di maturità dei partecipanti e dell’azienda. In particolare i due temi per eccellenza sono la difficoltà a venire fuori dalla logica dei silos aziendali e la mancanza di comunicazione.
La guerra in azienda è sempre dietro l’angolo
Come ho avuto modo di trattare ampiamente nella mia serie di articoli sulla guerra in azienda, il noi contro voi rimane sempre una costante inamovibile, non per male o cattiva volontà, ma semplicemente perché si fatica a creare i giusti momenti di confronto e condivisione che possono portare a chiarire il vero proposito delle cose che facciamo.
Ogni volta che sento la storia degli obiettivi che dovrebbero essere aziendali ma in effetti io ho i miei e tu hai i tuoi e dobbiamo capire come incastrarli per arrivare alla fine dell’anno, un brivido mi attraversa lungo tutta la schiena. Come facciamo ad essere ancora incastrati in questo tipo di dinamica? Com’è possibile che l’esperienza e le situazioni precedenti non abbiano proprio niente da offrirci da un punto di vista di lezioni apprese?
Siamo sempre bloccati all’interno del racconto dei 6 ciechi con l’elefante: ognuno tocca una parte dell’elefante e cerca di imporre il suo punto di vista come verità assoluta. Chi tocca la zampa pensa a un tronco, chi tocca la proboscide pensa a un serpente, chi tocca l’orecchio pensa a un ventaglio e così via.
Educarsi al pensiero collettivo
I ciechi che quindi incarnano lo spirito e l’approccio della maggior parte di noi, faticano a immaginare un mondo possibile all’interno del quale si possa collaborare come gruppo per mettere insieme tutte le informazioni in nostro possesso e provare ad avere un’interpretazione della realtà che sia più possibile vicina a ciò che è e non a ciò che sembra. In questo ci potrebbe essere di aiuto anche il pensiero dei 6 cappelli di De Bono ma d’altra parte il bias di conferma è sempre dietro l’angolo quindi siamo tentati a cercare e trovare situazioni e risposte che possano avvalorare la nostra tesi individuale.
E’ evidente che pochi possono vantarsi di avere la visione di insieme innata ed è altrettanto evidente che molti pensano di avere la soluzione a problemi che per definizione richiedono l’intervento e la collaborazione del gruppo più che il pensiero del singolo individuo. Questo vale in piccolo per i team e la famiglia così come in grande per l’azienda o gruppi e associazioni.
In chiusura
Stimolare il confronto sano e aperto per andare alla ricerca di nuove soluzioni è un elemento cruciale per guidare le aziende attraverso la complessità degli scenari che occorre affrontare. Se ci basiamo più in generale anche sul concetto di saggezza della folla ecco quali sono gli elementi essenziali da garantire:
- Diversità di opinioni: Le persone devono avere prospettive e conoscenze diverse. Metti insieme un commerciale, un project manager e una persona del reparto IT; sembra l’inizio di una barzelletta ma potrebbe essere invece l’inizio di una sana collaborazione che porta tutti gli attori a parlare la stessa lingua.
- Indipendenza: Le opinioni individuali non dovrebbero essere influenzate troppo dalle altre. Ciascuno ha il suo punto di vista in base a bisogni ed esigenze e in tal senso è importante tenerne conto per fare in modo che la visione sia più ampia possibile.
- Decentramento: Le persone devono poter trarre informazioni e conoscenze dalle loro esperienze personali e locali. Spesso ci rivolgiamo sempre e solo ai manager tuttavia il miglior punto di vista, anche se può essere doloroso o duro da accettare, ci viene dato da chi ogni giorno lavoro in trincea sui problemi.
- Aggregazione: Deve esserci un meccanismo per raccogliere e combinare le opinioni e i giudizi individuali. Come direbbe Al Pacino nel film Donnie Brasco “Che te lo dico a fare”!

