È difficile negarlo: stabilire e perseguire obiettivi è una delle attività più sfidanti nella vita personale e professionale ma personalmente ritengo che sia anche il bello altrimenti sarebbe tutto piatto e noioso.
Nonostante il nostro impegno, capita spesso di trovarci a inseguire mete che, col tempo, perdono di significato o che non ci rappresentano più. Mi sono trovato tante volte in passato a lavorare per inseguire obiettivi che, man mano, non sentivo più miei e come ben sappiamo quando questo accade gli alibi e le giustificazioni che ci diamo sono più o meno i soliti:
- l’azienda mi chiede di farlo,
- ho bisogno dello stipendio,
- il prossimo progetto sarà sicuramente più interessante,
- nel frattempo potrò fare comunque tanta esperienza.
Pur trattandosi di ottime motivazioni vale la pena chiedersi come fare a garantire che gli obiettivi che ci poniamo siano davvero efficaci e significativi e che non vadano sempre e solo nella direzione di far contento qualcun altro.
La fatica della ricerca
Porsi un obiettivo non è solo un esercizio di stile: richiede tempo, energia e una profonda riflessione. La fatica non è soltanto nel trovare cosa vogliamo, ma nel mantenerci allineati al percorso intrapreso. Eppure, quante volte ci fermiamo per chiederci se questo obiettivo è ancora valido per me e i miei scopi o desideri?
Spesso siamo così concentrati sul raggiungimento della meta che dimentichiamo di fare il punto della situazione. Questo approccio può portarci a sprecare risorse preziose su qualcosa che non ci rappresenta più.
In tal senso non mi stancherò mai abbastanza di promuovere la retrospettiva come momento di pausa all’interno del quale, in maniera periodica, ci si ferma per valutare le azioni svolte, il loro esito e le eventuali contro mosse da attuare da qui in avanti. Questo è esattamente l’approccio che ti propongo se scegli di utilizzare il mio quaderno operativo per i Team Che Funzionano Davvero: definisci degli obiettivi trimestrali, verifica mensilmente cosa sta succedendo, lavora settimana dopo settimana affinché le cose accadano sul serio. Puoi farlo a partire da te stesso, quindi con un lavoro individuale, e poi puntare a estendere il metodo all’intero team fornendo così uno strumento ed un terreno comune sul quale confrontarsi.
Le domande giuste per creare obiettivi migliori
Secondo un articolo di Agile Socks che ti ripropongo qui in originale, il segreto sta nel farci le giuste domande. Eccone alcune che possono aiutarci:
- Perché voglio raggiungere questo obiettivo? Comprendere la motivazione profonda è essenziale per mantenere alta la motivazione nel tempo, perché è sempre tutto molto bello all’inizio ma dopo poco si cade nella buca e per uscirne ci vogliono determinazione e volontà e queste non le compri con i soldi.
- Che impatto avrà questo obiettivo su di me e sugli altri? Riflettere sulle conseguenze del nostro percorso ci aiuta a valutare se vale la pena intraprenderlo. Scoprire che il mio obiettivo mette altri in una situazione di crisi o mi allontana dalle persone a cui tengo davvero possono essere indicatori da tenere in conto per capire la portata reale di ciò che ci raccontiamo.
- Come saprò che ho raggiunto il mio obiettivo? Stabilire criteri chiari di successo ci permette di misurare i progressi e celebrare le vittorie. Se non lo fai, il rischio è quello di lavorare infinitamente al tuo obiettivo in una logica di perfezionismo continuo. E’ invece essenziale definire cosa vuoi ottenere e cosa accadrà quando lo avrai fatto, in modo da fermarti e goderti il panorama lasciando spazio al riposo.
Il potere di queste domande non funziona soltanto su di noi ma anche sulle persone con le quali lavoriamo. Se ripenso alle mie tante volte da Project Manager, non era scontato che io trasferissi al team di sviluppo il perché, l’impatto, il valore o altri elementi essenziali per portare meglio a bordo l’intera squadra. Si andava avanti semplicemente perché “andava fatto” e si accettava che l’azienda potesse introdurre ulteriori elementi di stress quali scadenze impossibili, controlli maniacali e allineamenti continui con stakeholder di tutti i tipi. All’epoca ero ancora inesperto ma oggi ripartirei dalle cinque parole utili anche se non conosci l’agile.
Come rendere gli obiettivi efficaci
Nulla di nuovo in questo paragrafo tuttavia è sempre meglio fare alcune precisazioni per evitare di ritrovarsi a svuotare il mare con un bicchiere.
- Rendi gli obiettivi specifici e misurabili. Obiettivi vaghi come “voglio migliorare” non offrono una direzione chiara. Definisci cosa significa migliorare e come lo misurerai. All’inizio è difficile ma più lo fai e più sarà facile andare nello specifico.
- Assicurati che gli obiettivi siano realistici. Un obiettivo irraggiungibile rischia di alimentare frustrazione e senso di fallimento.
- Rivedi periodicamente i tuoi obiettivi Le nostre priorità cambiano, e con esse dovrebbero cambiare anche i nostri obiettivi. Dedica del tempo a riflettere su ciò che è davvero importante.
In una puntata de la guerra in azienda avevo proprio scritto riguardo al tema degli obiettivi chiari per tutti.
La consapevolezza come chiave
Inseguire un obiettivo è un atto di fiducia verso il futuro, ma è anche un impegno verso il presente. La consapevolezza ci aiuta a distinguere tra ciò che è realmente significativo e ciò che è frutto di pressioni esterne o aspettative altrui. Chiedersi se un obiettivo è ancora valido non è segno di debolezza, ma di maturità e forza.
La sfida in questo caso e far valere le proprie ragioni quando tutto ti dice che devi tenere la testa bassa e andare avanti. In tal senso torniamo agli alibi descritti in precedenza. Ci saranno situazioni in cui sarai consapevole di star facendo qualcosa che non ti soddisfa e il tuo alibi andrà bene perché sarà funzionale alla tua causa ma ci saranno altri casi in cui saprai per certo che il tuo alibi non regge magari perché lo hai usato una volta di troppo. In questi casi ascolta quella vocina interiore e prova a fare un passo avanti.
In chiusura
Stabilire obiettivi efficaci non è solo questione di tecnica, ma di intenzione. Richiede il coraggio di fermarsi, di fare il punto della situazione e di ricalibrare il percorso quando necessario.
Riconoscere la differenza tra obiettivi personali e aziendali è essenziale. Gli obiettivi personali nascono spesso da un desiderio intimo di crescita, di autorealizzazione o di benessere. Sono profondamente radicati nei nostri valori e possono essere rinegoziati in modo più flessibile in base ai cambiamenti della nostra vita. Al contrario, gli obiettivi aziendali sono spesso definiti da esigenze esterne, come la competitività di mercato o le aspettative degli stakeholder. Anche se questi ultimi possono allinearsi con i nostri principi personali, è più difficile modificarli senza influire su un sistema più ampio. Il vero successo risiede nella capacità di bilanciare queste due dimensioni per trovare un punto di incontro tra ciò che è importante per noi e ciò che richiede il contesto in cui operiamo. Alla fine, non si tratta solo di raggiungere una meta qualsiasi, ma di scegliere quella che ci permetta di sentirci autenticamente soddisfatti e in armonia con il nostro percorso.

