Aver fiducia nelle persone e lasciare che agiscano

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Sono reduce da una settimana di intense attività tra diversi clienti. Il tema trattato più frequentemente è stato la comunicazione, intesa come processo complesso che mette in relazione chi parla e chi ascolta.

Tutti partono da una definizione semplice che prevede l’uso e la scelta delle parole per definire il messaggio da veicolare ma poi fanno presto a comprendere che il processo comunicativo è ben altro: riguarda la capacità di ascolto, la curiosità nel fare domande, la voglia di raccontare, l’interesse sincero per l’altro e, quando parliamo di collaboratori e dinamiche in azienda, il reale interesse per la crescita dell’altro. Lo spiega bene Kim Scott quando presenta il suo modello Radical Candor e pone l’attenzione su due specifiche dimensioni: la cura per l’altro e il livello di sfida che siamo disposti a lanciare (su questo tema tornerò in un prossimo articolo con degli approfondimenti).

Avere fiducia nel processo e nelle persone

Solitamente stimolo le persone a dividersi e lavorare in gruppi più piccoli, in modo da favorire la condivisione e limitare la paura di parlare a tutta la classe. Spesso lo diamo per scontato, ma non tutti si trovano a proprio agio nel parlare e raccontare qualcosa a una platea, seppur piccola. Ecco allora che la divisione in piccoli team sposta l’attenzione, le persone si sentono meno osservate, si aprono con gli altri, iniziano a ridere, a scherzare, iniziano davvero a dare il meglio.

Certe volte, in fase di progettazione, mi chiedo se un certo compito o esercizio funzionerà davvero o magari dovrò andare a supporto del gruppo di lavoro. Tipicamente, ogni volta, vengo smentito dall’efficacia del lavoro svolto dalle persone e dal modo in cui decidono di raccontare e raccontarsi.

Lasciar agire le persone

Un esercizio che ho proposto riguardava la realizzazione di una presentazione di sé stessi con l’obiettivo si essere efficaci rispetto al messaggio da comunicare per ricevere poi dei feedback dalla platea. Ogni persona poteva scegliere i temi da portare e quindi cosa raccontare di sé e fin dove spingersi. Ecco allora la magia di quando riesci a creare un clima di fiducia nel gruppo e le persone scelgono di aprirsi davvero ai colleghi in un modo che non avresti mai immaginato.

Abbiamo scoperto di essere in presenza di insegnanti di Yoga e pole dance; di esperti di tip tap e appassionati viaggiatori che hanno vissuto un anno in un isola delle Maldive; persone dedite al volontariato e altre che, semplicemente, hanno messo in gioco la propria vulnerabilità, con voce tremante, per raccontare cosa fanno ogni giorno a lavoro.

Le persone hanno bisogno di parlare e condividere

Torno sempre arricchito da percorsi come questi perché mi rendo conto, ogni volta di più, che le persone hanno voglia di parlare, raccontarsi e perché no, mettersi in gioco, ma non sul progetto sfidante, ma semplicemente su loro stesse per condividere ed entrare maggiormente in empatia con gli altri.

Siamo sempre così tanto presi dalla corsa agli obiettivi e ai risultati che dimentichiamo l’aspetto umano di chi ci sta intorno. In certi casi una domanda in più, una domanda curiosa o semplicemente un “come stai” sincero, può fare la differenza per risollevare la giornata di una persona. Ignoriamo o forse dimentichiamo che la comunicazione è un atto fondamentale per le persone e senza il quale si rischia di restare davvero chiusi e bloccati in noi stessi, con le nostre paure e le nostre incertezze.

L’invito quindi è quello di aiutare maggiormente le persone a raccontarsi e confrontarsi creando il più possibile momenti di condivisione utili a staccare per un pò la testa dai problemi del lavoro e cercare insieme di ritrovare la centratura e l’equilibrio.

In un mondo che corre a velocità sempre più folle, forse fermarsi a parlare è la più grande rivoluzione che possiamo scegliere di fare.

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Sono Luca Cianci e ti aiuto a costruire Team Che Funzionano Davvero utilizzando il coaching e la facilitazione.

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