Il problem solving, la formazione inutile e le conversazioni che contano

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Nell’articolo di oggi vorrei riprendere i tre temi che ho trattato nel mio ultimo video (lo troverai in coda se avrai voglia di ascoltarmi).

Sono tre temi che vedo strettamente connessi e ti spiego rapidamente perché.

  • Siamo tutti problem solver, nel bene o nel male, e questo determina un certo tipo di approccio che non sempre è funzionale alla causa. Ma di quale causa stiamo parlando? del vivere la vita in azienda affrontando le sfide di ogni giorno.
  • Poi c’è il tema della formazione, spesso fatta solo come contentino per placare gli animi. Si continuano a richiedere corsi sulla comunicazione efficace, che naturalmente sono utili e servono, ma non sempre coprono la reale esigenza delle persone.
  • Infine c’è il tema delle conversazioni di valore, queste sconosciute. Ci chiudiamo per ore in infinite riunioni ma difficilmente ci prendiamo il tempo per ascoltare davvero i diversi punti di vista così da sfruttare i meccanismi di condivisione e co-creazione.

Il problem solving è sopravvalutato

Se apri una qualunque offerta di lavoro, tra le competenze richieste, che siano obbligatorie o facoltative poco importa, trovi sicuramente la capacità di problem solving. Allo stesso modo, se apri dieci diversi currulum di persone con ruoli e seniority differenti, tutti avranno scritto al loro interno che hanno buone capacità di problem solving.

Il fatto è che dobbiamo rivedere il modo in cui parliamo perché, se ci fai caso, tipicamente iniziamo una frase dicendo “allora, il problema è che…“ ecco che allora si va alla continua ricerca di problem solver.

  • E se non ci fossero sempre problemi da risolvere ma opportunità da esplorare?
  • E se il problema non esistesse ma siamo noi a rappresentare così la situazione?
  • E se scegliessimo di affrontare le situazioni cercando di portarle a termine a beneficio degli stakeholder e avendo il finale già in mente?

Potrei fare ancora altre domande ma qui il tema del problem solving riguarda proprio il fatto che abbiamo smesso di riflettere sulle situazioni e, nella maggior parte dei casi, ci si mette a testa bassa e si parte subito in quarta per “risolvere il problema“. Ti ritrovi?

Qualche giorno ho partecipato a un workshop e mi sono trovato a riflettere sul fatto che mi ritengo si un problem solver ma solitamente, mi piace osservare la situazione, capire cosa sta succedendo e poi mettermi a lavoro. Non sempre ritrovo questo atteggiamento, ma è più frequente il modello “armatevi e partite“.

Il mio invito qui è quello di pensare meno ai problemi, lavorare per far bene e pensare a tutti gli attori coinvolti nel processo.

Naturalmente il problem solving non va sottovalutato e ti invito ad approfondirne le origini per scoprire ad esempio che le immagini possono giocare un ruolo importante nell’aiutarci a risolvere i problemi creando dei nostri modelli mentali.

La formazione che non serve

E veniamo così al secondo tema. Se davanti a una situazione, partiamo a testa bassa, quasi senza riflettere… a cosa servono i tanti corsi di formazione che abbiamo fatto in passato?

Se ripenso al mio percorso quando ero in azienda, ho seguito i temi più disparati ma, a conti fatti, restavano spesso degli argomenti accademici, teorici. Non capivi mai come fare tuo quell’argomento.

Il fatto è che ci sono mille argomenti utili: la comunicazione, il public speaking, la leadership, la gestione dei team. Potrei scrivere un elenco molto lungo. Ciò che solitamente manca, è il raccordo con quello che le persone si trovano davvero a fare in azienda, nella loro quotidianità.

Lo sforzo, da parte mia è quello di creare questo tipo di raccordo ma, in tante situazioni l’argomento scelto non è di per sé calzante. Ecco allora persone che arrivano in aula demotivate e tu come un giocoliere devi cercare di coinvolgerle a prescindere da tutto il resto.

  • Abbiamo mai chiesto davvero, quali argomenti stimolano l’attenzione?
  • Abbiamo mai proposto un’auto-valutazione delle competenze per capire in cosa migliorare?
  • Abbiamo verificato che, entrando in aula, il dipendente non abbia anche tre call in parallelo nello stesso momento?

Ancora una volta mi fermo, ma il tema immagino sia chiaro. La formazione fine a se stessa non aiuta nessuno e ruba solo tempo a chi poi, ogni giorno, deve rendere conto di quello che sta facendo.

Le conversazioni che contano

Ecco allora che il terzo argomento diventa interessante.

  • Aiutiamo le persone a raccontarsi cosa pensano rispetto a determinati argomenti.
  • Aiutiamole a condividere esperienze e problemi; senza la necessità di attaccare un etichetta al corso.
  • Aiutiamole a conoscersi davvero, oltre il ruolo e le competenze.
  • Aiutiamole a costruire Team Che Funzionano Davvero.

Ti propongo sessioni focalizzate di 4 ore, utilizzando i canvas visuali del mio metodo Mindscape Journey e andando a lavorare sui temi più disparati. La differenza? Non usiamo slide, o solo una piccolissima parte per fissare dei concetti, e ci affidiamo alla conversazione che le persone sapranno creare. In questo modo daremo spazio all’unica cosa che serve: la voce delle persone.

Aiutiamo le persone a condividere punti di vista, errori, problemi (qui si che ci interessa parlare di problemi) e cerchiamo di uscire dalla stanza con alcune, piccole, azioni concrete per iniziare a migliorare e rafforzarci come gruppo di lavoro.

Come promesso, ti lascio il video che ha ispirato questo articolo.

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