Era il 1989 quando mio fratello mi portò in regalo da Milano il set base di Dungeons and Dragons. Una scatola rossa con un guerriero in copertina intento a combattere contro un enorme drago rosso, una sfida apparentemente persa in partenza…
Oggi ad oltre 30 anni da quel giorno, ho ormai compreso l’importanza che ha avuto per me questo gioco di ruolo. Dopo pochi mesi avevo deciso che avrei fatto il Dungeon Master ovvero colui che inventa e progetta le avventure per poi condurre i giocatori alla scoperta della storia e farli arrivare fino in fondo con l’obiettivo di aumentare l’esperienza dei personaggi.
Non tutti scelgono di fare il Dungeon Master perché devi conoscere tante regole, perché non è facile inventare storie coinvolgenti ma soprattutto perché in apparenza “non giochi la partita” dato che sei tu ad averla pensata e sai già come andrà a finire. In effetti tu giochi su un altro piano, quello di scoprire se tutto quello che hai pensato e progettato funzionerà nel modo giusto e sarà stato utile e piacevole, alla fine, per i partecipanti.
Progettare un’avventura significa pensare ad un percorso di interesse per i giocatori che possa tenerli occupati, impegnati e motivati nel procedere verso il finale della storia. Devi alternare narrazione e azione. Momenti di gruppo e momenti individuali dove ognuno magari pensa alla possibile soluzione di un enigma. Devi avere qualche piano B in mente dato che sicuramente non potrai prevedere tutto, non puoi permettere che tutti muoiano per errore e devi fare in modo che alcuni elementi chiave della tua storia vengano comunque raggiunti a prescindere dalle azioni e dalle scelte che i tuoi giocatori faranno.
Ecco, adesso sostituisci partecipanti a giocatori e workshop ad avventura. I punti di contatto sono tantissimi e coincidono esattamente con quanto scritto fino ad ora, sì perché quando parliamo di progettare un workshop stiamo appunto conducendo i partecipanti attraverso un esperienza appositamente progettata per tenerli attenti e spingerli a lavorare rispetto ad un tema di loro interesse in una modalità coinvolgente e con l’obiettivo di farli migliorare o prendere consapevolezza di qualcosa.
Altro aspetto importante è l’attenzione alle persone perché in entrambi i casi devi assicurarti che per l’intero viaggio tutti siano a bordo, non perdano interesse e che quando arrivino alla fine siano soddisfatti di quello che è successo. Questa è la sfida del dungeon master, del facilitatore e dello Scrum Master che ogni giorno osserva le persone e cercando di aiutarle per fare il modo che tanti piccoli passi possano portare un giorno quel guerriero a poter fronteggiare con sicurezza l’enorme drago rosso contro cui è chiamato a lottare, proprio come accade sulla copertina di Dungeons and Dragons.
Oggi comprendo come quel regalo mi abbia avviato verso un percorso che ogni giorno mi avvicina sempre di più alla persona che ero destinata ad essere e nessuno, a scuola o altrove, aveva fatto emergere queste mie capacità e attitudini.
L’invito per te che leggi è quello di dare la giusta importanza alle cose che facciamo o che abbiamo fatto in passato perché la differenza tra un lavoro per tirare avanti e uno che ci piace veramente ha molto a che vedere con il nostro modo di essere, le nostre passioni e con il famoso adagio dell’unire i puntini. Non è sempre facile o realizzabile in pieno ma sforzati di trovare il tempo per scoprire o riscoprire chi sei veramente e cosa ti piace o piaceva fare, potresti avviare un processo irreversibile che ti porterà sicuramente a migliorare ogni giorno di più.


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