La mente vincente

Published by

on

Prendo in prestito questo titolo da un paragrafo del libro sul coaching di Whitmore.

Si legge che in passato i coach meno bravi negavano agli atleti di essere responsabili perché dicevano loro cosa fare e come farlo. Il problema è che a ben guardare, questo accade tutt’ora anche oggi e spesso lo si vive nei contesti aziendali quando il manager non vuole abdicare alle pratiche di micro-management e controllo maniacale delle persone e del loro tempo. Fai questo, ma prima quello, anzi controlla qui e poi fai questo…

Lo sforzo che si compie ogni giorno nel mettere in atto le pratiche agili è quello di fidarsi del flusso e delle persone. Per te manager del micro-management sarà complicato capire questo concetto ma questa è la differenza tra un team che ad un certo punto evolve e performa sempre meglio perché ha fiducia nelle proprie capacità e uno che invece rimane bloccato nella versione base di sé stesso (in generale questo vale anche per le singole persone e lo abbiamo sperimentato in prima persona da bambini quando finalmente ci lasciavano liberi di provare qualcosa in autonomia senza paura di cadere, farsi male e altro ancora).

Non esistono ricette facili o sicure per portare le persone a migliorare e sprigionare il proprio potenziale. Quello che sappiamo è che occorre accettare la possibilità di fare esperimenti, provare, modificare piccoli comportamenti e verificare se e come questi ci aiutano a fare meglio.

Non puoi costringere le persone a fare a modo tuo o comunque non puoi imporre di colpo un cambiamento troppo radicale tuttavia puoi proporre micro attività e modifiche che apparentemente non spostano l’attenzione rispetto a quello che si fa ma lavorano a livello più profondo sul metodo, la tecnica, la disciplina e altro ancora.

In questi anni ho avviato diversi esperimenti per aiutare le persone con cui lavoro a fare quall’ulteriore passo in più in quel cammino lento e infinito che è il miglioramento continuo. Non tutti accettano quello che proponi, alcuni lo dicono apertamente, altri te lo fanno percepire delicatamente e poi ci sono quelli che “ma si proviamo, in effetti non costa tanto e potrebbe essere utile”.

Nella maggior parte dei casi cerco di mettere in evidenza piccole cose, senza imporle. L’ideale è quando le persone prendono il suggerimento come spunto e lo arricchiscono per definire autonomamente il loro prossimo passo. Ci sono casi in cui malgrado tutti i tentativi e gli sforzi non si riesce a fare il passo in avanti e altri in cui comprendi che devi necessariamente spingere un pochino per fare in modo che qualcosa accada. Questo può dipendere da tanti fattori: inesperienza, resistenza al cambiamento, ruoli e obiettivi in gioco, mancanza di volontà, troppe cose da fare…

Diversi anni fa chiesi ad una persona che lavorava nel mio team di studiare i design pattern per comprendere come poter migliorare alcune applicazioni che lei gestiva direttamente e che andavano comunque migliorate in termini di performance e manutenzione del codice. Lei fece finta di accettare l’invito ma dopo circa sei mesi cambiò azienda, in compenso chi arrivò dopo di lei fu ben felice di mettersi in gioco e in poco tempo riuscimmo a migliorare alcune di queste applicazioni mentre per altre decidemmo che era più semplice riscriverle da zero. L’idea era buona ma giocai male le mie carte con la prima persona che era stanca di un certo modo di lavorare e non aveva compreso che le stavo offrendo una buona opportunità. Ripensandoci oggi, le chiesi probabilmente di fare qualcosa di troppo grosso e molto più grande di come lei si percepiva in quel momento e questo la portò forse ad arrendersi definitivamente. Ecco perché oggi insisto tanto sui piccoli passi. Piccoli passi che evitano il fenomeno noto come dissonanza cognitiva ovvero rendersi conto che una cosa è troppo grande o diversa da noi per cui tendiamo automaticamente a rifiutarla, scartarla o ignorarla proprio perché non la sentiamo in risonanza con noi stessi.

Avrai capito che tutto questo ha a che fare con il tempo, lento e necessario affinché le nuove abitudini e gli esperimenti possano sedimentarsi e trasformarsi in qualcosa di strutturato e duraturo. La lentezza è in netto contrasto con il micro-management: la prima riguarda la ricerca della gallina domani, il secondo punta invece all’uovo oggi. Ormai dovrebbe essere evidente a tutti che fare indigestione di uova ogni giorno non ci aiuta ad essere persone e aziende migliori.

Iscriviti alla newsletter e scarica un estratto gratuito del mio nuovo libro

Questo campo è obbligatorio.


Sono Luca Cianci e ti aiuto a costruire Team Che Funzionano Davvero utilizzando il coaching e la facilitazione.

#buildyourself


Iscriviti alla newsletter e scarica un estratto gratuito del mio nuovo libro

Questo campo è obbligatorio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *