La curiosità, lo stupore e un bambino felice

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Credo fosse il 1988 l’anno in cui mio fratello mi comprò il libro che vedete nell’immagine. Avevo 12 anni.

Era il periodo in cui i primi home computer si affacciavano sul mercato, il Commodore 64 tra tutti. Noi sfruttammo l’offerta di una rivista e pur con un investimento importante per l’epoca ci dotammo di un Atari 800 XL comprensivo di monitor e lettore di floppy disk (!!).

Mio fratello oggi è diventato un architetto che lavora con il software 3D e questa passione gli è venuta proprio in quegli anni, anni in cui, insieme, al pomeriggio ci mettevamo a scrivere programmi in Basic per esplorare le potenzialità del computer. Lui scriveva e io dettavo le righe di codice leggendole dai manuali.

Il racconto della programmazione basic anni 80

Figurati se nel 1988 trovavi libri sul basic Atari a Siracusa, per fortuna mio zio, maresciallo dell’aeronautica, lavorava in Francia e da lì ogni tanto ci mandava in blocco dei manuali in francese con pagine e pagine di codice da poter copiare. Il francese non lo capivamo ma per fortuna il Basic era universale.

Ricordo che implementammo una versione super basica del gioco Frog e una del Lunar Lander, alcuni tra i primi giochi che si affacciavano sul mercato delle sale giochi.

Via via che facevamo i nostri esperimenti, era chiaro che il semplice “copiare” codice non ci avrebbe portati lontano. Ovviamente mio fratello era più grande e comprendeva quello che faceva mentre io a 12 anni riuscivo a malapena a pronunciare gli strani comandi che leggevo: SET, POKE, GOSUB, LEN, …

Quando scoprimmo che esisteva “Primi passi in Basic”, libro per ragazzini neofiti, lo ordinammo da una delle librerie più fornite di Siracusa e dopo diverse settimane il libro arrivò… piccola nota: chi come me è cresciuto al sud in quegli anni ha sviluppato dosi di pazienza e resilienza valide per tutto il resto della vita, niente era disponibile e se andava bene, forse potevi mandarlo a ritirare sperando che il corriere trovasse il tuo indirizzo e sempre ammesso che le spese di spedizione fossero ragionevoli.

Il libro era veramente bello, scritto in maniera semplice e chiara e con tante illustrazioni di robot e scarafaggi (i bug del codice). Ero molto curioso di comprendere quello strano linguaggio che magicamente rendeva vive delle cose all’interno del computer e così iniziai a studiarlo comprando un quadernetto dedicato in cui scrivevo piccoli programmi semplici. Il resto è storia: al liceo programmavo in Pascal, poi la laurea in Informatica fino agli esperimenti sul digitale terrestre nei primi anni 2000 per la Regione Lombardia.

In tutto questo, papà e mamma erano spettatori attenti ma non invasivi, guardavano, chiedevano ma lasciavano sempre che la curiosità e la sperimentazione facessero il loro corso…

Curiosità e sperimentazione da portare in azienda

Perché scrivo tutto questo? Perché sarebbe importante che anche all’interno delle aziende riprendessimo in mano il coraggio di far sperimentare e alimentassimo la curiosità nelle persone. In questi anni, parlando con i colleghi nelle mie sessioni di coaching ho scoperto persone che avrebbero voglia di mettersi in gioco, provare ed essere valorizzati per competenze che magari non riguardano direttamente il lavoro che l’azienda richiede ma che sicuramente potrebbero fare la differenza dal punto di vista della coesione dei team e dell’auto-stima del singolo. Purtroppo ti scontri sempre con le pianificazioni e l’apparente gestione del rischio che per definizione blocca le ali di questi possibili voli.

Quando avviamo un nuovo progetto, proviamo a sentire il punto di vista di chi lo dovrà portare a casa e non blocchiamo sul nascere le ipotesi e gli esperimenti. Come manager crediamo sempre di essere molto bravi ad indirizzare i progetti ma due su tre va sempre a finire che qualcosa va comunque storto, e allora perché ogni tanto non dare fiducia anche alle persone con cui lavoriamo?

La curiosità e la voglia di esplorare possono fare miracoli, basti ricordare che GMail è nata da un progetto esterno che il programmatore sviluppava nel tempo libero…

Creiamo il contesto giusto per sperimentare e lasciare che le persone possano crescere migliorando in quello che ritengono più giusto e interessante per loro, avremo persone più felici e aziende che funzionano meglio… io nel 1988 ero un bambino felice.

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Sono Luca Cianci e ti aiuto a costruire Team Che Funzionano Davvero utilizzando il coaching e la facilitazione.

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