Il potenziale del Team è tutto da scoprire

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Qualche giorno fa ho finalmente visto “Everything, Everywhere, All at once” il film pluri premiato agli Oscar 2023. 11 Oscar per me inspiegabili ma non voglio entrare nel merito della critica cinematografica, come sai se mi segui da un pò, mi concentrerò su qualche spunto significativo relativamente alla nostra vita professionale. Come sempre, da qui in avanti, potresti trovare qualche spoiler sulla trama del film quindi, decidi tu se continuare a leggere.

La persona multipotenziale

Sono passati tanti anni da quando ho sentito per la prima volta il termine multi potenziale e ho letto con interesse il libro “Diventa chi sei” di Emilie Wapnick. Il concetto chiave è che si sono persone che nel loro percorso di vita si approcciano a diverse discipline e attività non sempre vicine tra loro. Lo fanno per curiosità, noia, voglia di sperimentare e, solitamente, riescono ad ottenere buoni risultati. Questa in sintesi potrebbe essere una veloce spiegazione di chi è il multi potenziale.

All’interno del film c’è un passaggio che mi ha molto colpito. Ad un certo punto, il coprotagonista dice alla protagonista che, nella realtà in cui si trovano, lei è la peggior copia di sé stessa, perché non è riuscita a far bene niente ma al contempo, possiede il potenziale per poter riuscire a fare tutte le cose a cui nella vita ha rinunciato: cantare, fare arti marziali, recitare e tanto altro. Esistono nella sua vita una molteplicità di bivi e scelte davanti alle quali si è trovata e ogni scelta fatta l’ha portata ad essere chi è oggi a costo però di perdere e rinunciare ad altre possibilità di crescita e sviluppo.

Perché mi ha colpito questo passaggio? Perché io per primo, all’interno del mio progetto Team Che Funzionano Davvero insisto con il messaggio che occorre imparare a lavorare con le persone che abbiamo e non con quelle che vorremmo ed ecco allora che c’è stato il cortocircuito. Ogni persona nel nostro Team ha infinite potenzialità inespresse e sta a noi, come manager e coach, imparare a vederle, farle emergere e tirarle fuori.

La protagonista inizialmente fatica a capire il vantaggio della realtà in cui vive ma poi comprende che ogni scelta non fatta l’ha semplicemente portata a lasciare una particolare abilità sopita all’interno di sé stessa. Ecco allora che lavorando con i tappeti elastici, un bizzarro meccanismo per connettersi alle altre realtà del multiverso, riesce con facilità a recuperare le tante sue altre abilità. Il film è eccessivamente visionario quindi fatico a trovare parole adatte a raccontare il tutto senza sembrare strano o poco comprensibile.

Il potenziale delle persone con cui lavoriamo

Come facciamo a sapere se una particolare persona è brava o meno a fare una determinata cosa? Se ci pensi, solitamente non proviamo neanche a chiedere. Il manager propone i progetti e in base a regole non scritte ma esistenti, lascia che le solite persone si occupino di ciò che sanno fare correndo così il rischio di perderci proprio il potenziale inespresso.

Un altro grande classico è la matrice delle competenze, tipicamente compilata a tavolino da una persona del team HR. Quando va bene viene coinvolto il manager che se poi siamo fortunati chiede alla persona interessata di auto valutarsi. Dove sta il problema? Il problema riguarda il fatto che un processo così strutturato viene vissuto come un piccolo esame dal quale non è chiaro cosa accadrà dopo e quanto rischio in base alle dichiarazioni che farò.

Diverso sarebbe un approccio di fiducia e auto organizzazione all’interno del quale chiediamo al Team di auto valutarsi con tempi e modi che saranno loro a definire e spiegando bene che la definizione di una matrice di competenze è funzionale a comprendere il livello di supporto necessario per ciascun membro del Team. Meglio ancora se chiediamo al Team stesso di definire una strategia di miglioramento per capire come portare ciascuna persona ad un livello superiore in funzione delle competenze che si ritiene di voler migliorare e che sono considerate elementi chiave per la buona riuscita dei progetti in carico.

L’idea della persone con tutte le potenzialità sopite all’interno va in cortocircuito anche con lo spirito base che mi guida come coach: credere fermamente che ogni persona possa raggiungere i suoi obiettivi personali sfruttando ciò che di buono ha già in sé

La connessioni tra pari come elemento essenziale per la crescita

Un altro passaggio del film che mi è piaciuto riguarda il fatto che, nelle diverse realtà esplorate dalla protagonista, lei si ritrova sempre a cercare di instaurare una relazione significativa con qualcuno. Questo ci racconta una verità essenziale: non possiamo vivere in assenza di relazioni e anche se ci raccontiamo di esserne capaci, sotto sotto non è così.

Come questo si raccorda con la vita dei nostri Team? E’ un passaggio essenziale che ci ricorda l’importanza di creare spazi di confronto e crescita che vadano oltre le riunioni operative per risolvere i problemi quotidiani. Sto parlando di incontri periodici all’interno dei quali lasciare spazio alle persone per entrare in connessione tra loro, costruire la fiducia reciproca, conoscersi come esseri umani e comprendere che, davanti alle difficoltà, non sono soli ma possono contare sul proprio Team.

In chiusura

Il cambio di prospettiva di cui ti sto parlando non è facile, tuttavia è quello che può davvero fare la differenza per aiutare le persone a sviluppare competenze e seguire i propri bisogni e desideri facendo in modo che diventino versioni migliori di loro stesse a tutto vantaggio anche del Team e dell’azienda. Naturalmente per fare questo, il manager deve lavorare su un cambio di rotta che lo sposti dall’approccio tradizionale, in cui guida e comanda, all’approccio di servant leadership, in cui ispira e offre supporto.

L’azienda non può fare tutto da sola. Non basta leggere un manuale o scegliere di applicare un modello o adottare un framework. L’eccellenza nasce dall’abitudine, dalla ripetitività e dagli errori che ti hanno portato a scoprire cosa funziona e cosa non funziona. Tutto questo è possibile se scegli di lavorare concretamente e con pazienza sul fronte dei Team e su quello dei manager.

Se sceglierai di farlo, sarai sulla buona strada per la costruzione di Team Che Funzionano Davvero.

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Sono Luca Cianci e ti aiuto a costruire Team Che Funzionano Davvero utilizzando il coaching e la facilitazione.

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