Ti racconto i miei Italian Agile Days 2025

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Ormai da qualche anno partecipo attivamente all’evento degli Italian Agile Days, il più importante incontro in Italia che riguarda le pratiche agili e più in generale le persone e il modo in cui esse interagiscono tra loro. E’ un evento organizzato da Italian Agile Movement, associazione di cui faccio parte.

Il format di IAD è diviso in due giornate:

  • la prima è una unconference cioè un’incontro all’interno del quale non esiste un’agenda di argomenti prestabilita o imposta ma sono i partecipanti stessi a proporre argomenti e a creare momenti di confronto e stimolo per tutti gli altri. Si prendono in prestito le leggi dell’open space technology e ogni volta ti stupisci di ciò che nasce.
  • la seconda è una conferenza strutturata con diverse tracce tematiche e talk che corrono in parallelo durante la giornata. Il bello è che puoi scegliere cosa seguire in base ai tuoi interessi, il brutto è che in certi casi devi rinunciare a qualcosa per via di questo parallelismo. Ti puoi poi rifare in seguito con le registrazioni che vengono rilasciate a distanza di qualche tempo.

Spunti e riflessioni che mi sono portato a casa

Ti propongo qui, in ordine sparso, alcune delle riflessioni più interessanti che mi sono rimaste attaccate addosso a distanza di una settimana.

  1. Qualità e competenze vincono su tutto il resto e stanno alla base. Abbiamo visto una divertente intervista fatta a Pietro Mennea in cui racconta che l’anno in cui superò 12 record mondiali, la nazionale italiana mangiava principalmente pasta al pomodoro e parmigiano reggiano. Il senso è che lui era davvero preparato fisicamente e la sua dieta contava meno di quanto si potesse pensare. Questo vale sempre, anche in azienda: la leadership emerge dal basso quando è chiaro che tu hai le giuste competenze e queste ti vengono riconosciute del team.
  2. Urgente e Importante sono solo due aggettivi. Il problema non è organizzare il tempo ma imparare ad organizzare sé stessi seguendo la logica della vittoria personale, di cui parla Covey, e che è propedeutica al successo dell’azienda. Il monito è sempre lo stesso: se non stai bene con te stesso, difficilmente potrai essere di aiuto agli altri.
  3. Quando metti insieme delle persone ed è chiaro l’intento per il quale le ingaggi, ottieni risultati straordinari. Eravamo circa 50 persone e abbiamo lavorato insieme immaginando di dover colonizzare da zero il pianeta Anarres (un bel riferimento alla letteratura di fantascienza). Pur non conoscendoci e nel poco tempo disponibile, sono emerse un sacco di belle cose e di sentimenti positivi. C’è stato rispetto, ascolto e convergenza. Il tutto senza leader imposti e regole troppo complicate da seguire.
  4. Nel nostro cervello i neuroni lavorano come un enorme team agile. Ogni giorno seguono pratiche efficaci che li portano a pensare, associare idee, riflettere su passato e tanto altro. Il cervello agisce in modo naturale ed estremamente efficace chissà poi come mai, nella dinamica di team, fatichiamo ad ottenere anche solo una minima percentuale di questo risultato.
  5. Se non agisci per tenere il team “caldo”, lentamente, tenderà a raffreddarsi. Un bel parallelismo con la fisica e con l’esempio semplice di una tazza di caffè, che se lasciata semplicemente sul tavolo, tenderà allo stato di equilibrio ritornando fredda ma facendo anche aumentare l’entropia complessiva, e quindi il caos, del sistema stesso. Questo è quello che succede normalmente se non iniettiamo energia nel sistema e, se ci pensi, è quello che succede anche a ciascuno di noi per qualsiasi cosa che ci riguardi, sia che si tratti di alimentare l’amore all’interno di un matrimonio o di tenere vivo l’interesse per un hobby o di mantenere un team concentrato e propositivo rispetto alle sfide di ogni giorno.
  6. Meno coordinamento e più domande: la strategia per il successo del team. Lo sappiamo che funziona ma fatichiamo a metterlo in pratica. Ascoltare un caso concreto di come un team ha raggiunto l’eccellenza con questo approccio è stato bello e utile e lascia ben sperare per il futuro. C’è differenza tra guidare un gommone e guidare una nave da crociera. Nel primo caso basta una persona che ha tutte le competenze, nel secondo serve un equipaggio e ciascuno è essenziale nel suo ruolo. Convincersi che sia sempre utile avere un capitano alla guida può non essere una buona soluzione.

Il mio contributo a IAD25

Mi sono anche messo in gioco in prima persona e così ho portato un workshop alla unconference e un talk durante la plenaria.

Il workshop mi è servito per sfruttare la saggezza delle folle e chiedere ai partecipanti di lavorare insieme ai 6 pilastri per l’eccellenza dei Team Che Funzionano Davvero. Il risultato finale ha confermato l’ordine di importanza che io stesso sto attribuendo ai 6 pilastri nella definizione di un modello che possa aiutare a valutare l’efficacia complessiva del team.

Durante il talk ho invece parlato di errori e comportamenti mettendo l’accento sul fatto che il problema non è l’errore in sé ma il modo in cui poi pensiamo all’errore, il dialogo interiore che nasce e il modo in cui gli altri reagiscono ad esso. Ho portato diversi esempi dalla mia personale esperienza professionale e se sei interessato puoi scaricare gratuitamente il pdf Team che apprende, all’interno del quale ho inserito gli argomenti teorici proposti durante il talk.

In chiusura

Italian Agile Days si conferma sempre come un evento di grande valore in cui porti a casa tanti spunti utili ma hai anche la possibilità di offrire il tuo punto di vista e metterlo a disposizione degli altri in una logica di dare e avere. Le persone che incontri a IAD sono sicuramente più predisposte allo scambio, all’apprendimento e alla ricerca dell’eccellenza, tuttavia credo che queste siano qualità innate in ciascuno di noi e forse, troppo spesso, le aziende portano le persone a spegnersi, appiattirsi e accontentarsi di quello che c’è.

Ciascuno di noi può scegliere di diventare agente di cambiamento per provare a trasformare, anche solo un pò, il mondo in cui vive e può farlo a partire da piccole cose perché poi la somma di esse ci porta a cambiamenti più radicali, che avvengono nel tempo e portano a risultati tangibili e concreti. L’alternativa è restare fermi e accettare lo stato di torpore, in certi casi piacevole, al quale rischiamo di abituarci ogni giorno di più.

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Sono Luca Cianci e ti aiuto a costruire Team Che Funzionano Davvero utilizzando il coaching e la facilitazione.

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