Periodicamente mi ritrovo a tornare sui concetti della mindfulness e a quanto, alcuni di essi, siano completamente presenti nel mio modo di essere e agire. La difficoltà che ho avuto all’inizio era quella di pensare alla mindfulness come una serie di concetti astratti, poi con il tempo, ho capito che si tratta di restare presenti quando le cose si fanno difficili, in ufficio o a casa.
In questo periodo sto utilizzando un quaderno che ti invita a fare journaling e riflettere su semplici aspetti della giornata proprio per comprendere come questi siano attinenti ai pilastri della mindfulness. Lo sto trovando più utile di altri libri sull’argomento, perché qui si va oltre la teoria e l’autrice ti porta a sperimentare direttamente, in modo semplice, alcune pratiche essenziali.
In questo articolo vorrei chiamare in aiuto 7 personaggi, che hanno affrontato sfide ben più grandi di una scadenza di progetto, e che possono aiutarci a ricordare gli insegnamenti essenziali della mindfulness, i 7 pilastri. Mi sono ispirato ai cartoni animati perché ritengo che rimangano facilmente impressi nella nostra memoria.
Kung Fu Panda e il non giudizio
Il primo pilastro che incontriamo riguarda il non giudizio. Po, il protagonista di Kung Fu Panda, diventa il Guerriero Dragone solo quando smette di giudicare la sua goffaggine come un difetto. Vede negli altri maestri la forza, l’agilità, la resistenza, tutte doti che lui non possiede e di questo si rammarica. Giudica sé stesso non all’altezza del compito, malgrado lui sia il prescelto. La Mindfulness ci insegna a osservare pensieri ed emozioni senza etichettarli come “giusti” o “sbagliati”. L’idea è osservarli e poi lasciarli andare.
Quante volte in azienda usiamo il giudizio per incastrarci sui nostri pensieri?
- Non sentirsi all’altezza.
- Il collega che non è capace.
- L’idea non degna di essere raccontata.
Cenerentola e la pazienza di aspettare
Cenerentola sa che ogni cosa ha il suo tempo di maturazione e infatti canta “il sogno realtà, diverrà”. Non sa quando accadrà ma lei ci crede e sa che ad un certo punto succederà davvero. Adesso, senza scomodare i sogni, perché so già che qualcuno starà storcendo il naso, concentriamoci sulle cose che riguardano la nostra quotidianità e che in certi momenti non possono accadere semplicemente schioccando le dita. La pazienza è capire che a volte non possiamo forzare i risultati e occorre saper aspettare.
Quante volte in azienda mettiamo da parte la pazienza per finalizzare il tutto e subito?
- Non rispettiamo i tempi di apprendimento di un collega.
- Non rispettiamo il tempo delle persone. Tutto è urgente, per noi e per loro.
- Agiamo senza aspettare l’esito delle azioni precedenti. Quasi che stare fermi, in attesa, fosse un problema (in certi casi lo è davvero, ma parliamone).
La mente del principiante di Alice nel paese delle meraviglie
Alice entra nel paese delle meraviglie senza pregiudizi e pronta a scoprire regole nuove. Accetta di potersi rimpicciolire e poi ingrandire; accetta che un bruco possa fumare e che un gatto possa scomparire. La mente del principiante ci libera dagli atteggiamenti bloccanti che ci obbligano a vedere le cose sempre e solo come lineari: causa ed effetto, azione e reazione. Così si cade nel più classico “abbiamo sempre fatto così”.
Quante volte in azienda freniamo la nostra mente del principiante?
- Pensiamo di sapere già tutto e conoscere la soluzione.
- Ci affidiamo all’esperienza pregressa in situazioni simili già vissute.
- Non siamo ricettivi ai dettagli e le sfumature perché pensiamo di avere già tutto quello che ci serve.
Elsa e l’accettazione di sé
Nel film Frozen, Elsa impara a controllare e gestire i suoi poteri solo quando smette di combatterli e sceglie di accettarli. Finché non arriva a questo punto, i suoi poteri creano problemi e incidenti incontrollabili, tanto da portarla ad isolarsi e rifiutare il contatto con le altre persone, compresa la sorella. Accettare la realtà presente, anche se spiacevole, è l’unico modo per poterla trasformare.
Quante volte in azienda rifiutiamo di accettare la realtà per quello che è?
- Il progetto è in crisi ma non vogliamo vederlo.
- La persona non è all’altezza in base alle competenze attuali.
- Il Team a disposizione, è l’unico che abbiamo.
Vaiana e la fiducia in sé
Nel film Oceania, la piccola Vaiana si fida delle sue sensazioni e sceglie di esplorare l’oceano, accettandone anche i suoi possibili pericoli. Si fida di sé stessa e del flusso che l’ha condotta fin lì per compiere la sua missione e salvare la propria gente. La fiducia è la convinzione che, come individui e come gruppo, possediamo le risorse per gestire il presente.
Quante volte in azienda non ci fidiamo di qualcosa o qualcuno?
- Il collaboratore a cui delegare un’attività.
- Il responsabile che ci chiede di fare qualcosa di diverso dal solito.
- Il processo che sembra non andare nella direzione immaginata.
Mowgli non cerca risultati e vive la sua vita
Mowgli segue gli insegnamenti dell’orso Baloo che lo invita a vivere pensando a “lo stretto indispensabile“. Ogni giorno è un giorno diverso e nella giungla bisogna pensare alla sopravvivenza. Il non-striving di Kabat Zinn significa fare le cose per il gusto di farle bene, senza l’ansia ossessiva del risultato finale che spesso blocca la creatività e ci porta in effetti a fare male o peggio di come potremmo. In certi casi, il pensiero fisso al risultato è proprio quello che lo fa allontanare.
Quante volte in azienda continuiamo a cercare il risultato a tutti i costi?
- Il manager che controlla minuziosamente i collaboratori.
- Noi che non ci alziamo dal tavolo finché non abbiamo risolto un problema (a costo di passare ore e ore inconcludenti).
- Il commerciale che insegue il cliente ma senza comprenderne i reali bisogni.
Woody e l’arte di lasciar andare le cose
Nei diversi film della seria Toy Story, il cow boy Woody deve sempre imparare a lasciare andare qualcosa: il primato di “giocattolo preferito”, l’idea che il suo padrone umano resterà bambino per sempre, fino alla scelta finale, durante l’ultimo episodio, di lasciare il gruppo per trovare una nuova strada. Woody ci insegna che lasciar andare una vecchia identità è l’unico modo per evolvere.
Quante volte in azienda scegliamo di restare attaccati a qualcosa invece di lasciarla andare?
- Il progetto in perdita che drena energia e risorse.
- Il ruolo di manager controllore in favore di un Team auto-organizzato e più efficace.
- Il processo che fa acqua, ma che ormai è quello e si fatica a cambiarlo.
E quindi?
Avrai sicuramente un personaggio preferito tra i sette che ti ho proposto, tuttavia la sfida è quella di imparare a far coesistere i diversi approcci e atteggiamenti in modo da mettere in atto i sette pilastri della mindfulness e sfruttarli per lavorare in modo più sereno ed equilibrato. Il tema della centratura rispetto al ruolo e alle aspettative, sarà oggetto del percorso di riconnessione che sto organizzando per il prossimo mese di luglio: dal Fare automatico all’Essere consapevole.


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