Perché aspettare il collaboratore perfetto sta bloccando la crescita della tua azienda

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Quante volte ti sei trovata a pensare: “Ah, se solo avessi un collega più propositivo”, oppure “Se potessimo assumere quella risorsa con le giuste competenze…”?

È un pensiero comune, una scusa rassicurante in cui tutti, prima o poi, cadiamo. E ogni volta che ci cadiamo, stiamo perdendo tempo, concentrandoci su aspetti che non possiamo controllare. Col tempo ho imparato una lezione fondamentale che rappresenta la primissima linea guida per costruire gruppi di lavoro efficaci: i Team Che Funzionano Davvero sono quelli in cui si impara a lavorare con le persone che hai e non con quelle che vorresti.

In questo articolo esploreremo proprio questo concetto, un punto cardine del mio libro, perché credo sia il primo vero ostacolo che ci impedisce di evolvere come professionisti e come persone nel nostro percorso di crescita individuale.

L’illusione dell’armonia perfetta e la teoria degli alibi

Spesso cerchiamo di mantenere situazioni di equilibrio, illudendoci che tutto vada per il meglio. Quando sento qualcuno che racconta “nel mio Team va tutto bene, non si litiga mai”, sento già la puzza di bruciato e vedo tanta cenere nascosta sotto il tappeto. In assenza di un forte lavoro su noi stessi, preferiamo mettere a tacere la vocina interiore che ci dice che qualcosa non va, pur di non affrontare il problema e confrontarci con gli altri.

La verità è che non esistono persone perfette, ma esistono persone fatte di storie, bisogni, difese e talenti. Ed esistono contesti che fanno emergere il meglio o il peggio in ciascuno di noi. Aspettare le magiche alchimie non serve a nulla. Pensa a quante volte ci raccontiamo che una certa persona non è adatta al ruolo o è poco collaborativa. Questo tipo di narrazione, che ci porta a pensare costantemente alla risorsa che non abbiamo o alle competenze che mancano, ci sposta automaticamente sul campo dei perdenti, dalla parte di chi vuole già lavorare in salita.

Cadiamo così in quella che Julio Velasco definisce la “teoria degli alibi”:

  • lo schiacciatore si lamenta dell’alzatore,
  • l’alzatore si lamenta del ricevitore,
  • il ricevitore si lamenta del faro che lo acceca…
  • per far migliorare la squadra, sembra che serva urgentemente un elettricista!

Invece di prenderci la responsabilità di fare il meglio con ciò che abbiamo a disposizione, scarichiamo la colpa su qualcosa di esterno e, nell’attesa di trovare un bravo elettricista, stiamo perdendo energia, potenziale e naturalmente fatturato per l’azienda; sì perché il gruppo potrebbe andare a velocità maggiore ma lo teniamo sempre frenato. Un Team che gioca in difesa per paura di sbagliare o per mancanza di chiarezza è un Team che costa il doppio e produce la metà. L’alibi è una tassa invisibile che paghi ogni mese.

Diventare il Team coach di sé stessi e degli altri

Se vogliamo smettere di cercare l’elettricista e iniziare a giocare davvero la nostra partita, dobbiamo imparare a conoscere le persone che ci circondano, valorizzandone la luce e comprendendone le ombre. La sfida è capire che la persona che hai davanti è già quella giusta. Se ti trovi ad avere un Team con scarse competenze o esperienza, puoi solo cercare di farlo crescere, assumendo che ogni membro sia interessato a lavorare bene.

Come fare, per ottenere questo risultato? Serve cambiare prospettiva e adottare l’approccio del Team Coach o del Servant Leader. Sei a disposizione delle persone, abbandoni la mania del controllo e ti concentra su come sviluppare il potenziale di ciascuno.

Non dobbiamo fermarci a guardare la macchia nera sul muro, ma osservare l’interezza della parete bianca, apprezzandone la dimensione e concentrandoci sulle opportunità offerte. Se ci pensi, i migliori allenatori sportivi non scendono in campo a giocare al posto dei loro atleti, ma trasformano un insieme di individui in un Team coeso, aiutandoli a vincere le paure e a sentirsi responsabili del proprio lavoro.

Il tuo prossimo mattoncino

Accettare di lavorare con chi c’è non è una resa, è l’atto di pragmatismo più potente che tu possa fare. Le competenze si possono sempre acquisire e migliorare, la mancanza di conoscenza di uno strumento non è mai un problema insormontabile se mettiamo le persone in condizione di poter apprendere. Ma se non c’è fiducia, se non c’è supporto e se continuiamo a desiderare il “Team ideale”, che esiste solo nelle presentazioni aziendali, rimarremo perennemente fermi.

E allora, da dove si comincia a costruire, con i mattoncini che hai già a disposizione? Parti in piccolo, analizzando ciò che c’è.

Ho sviluppato il Team Score, un assessment gratuito basato sui 6 pilastri dei Team Che Funzionano Davvero. Ti dice esattamente dove il tuo gruppo sta sprecando energia e dove invece ha un potenziale inespresso. Calcola il tuo Team Score e inizia a lavorare sulla realtà che ti circonda. Parti dalle persone che domani mattina troverai sedute alla scrivania accanto alla tua e da quella che troverai, appena sveglio, davanti allo specchio.

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Sono Luca Cianci e ti aiuto a costruire Team Che Funzionano Davvero utilizzando il coaching e la facilitazione.

#buildyourself


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