Quella che si chiude oggi è la seconda di due settimane all’interno delle quali sono successe diverse cose. Vorrei parlartene qui, oggi, perché ritengo sia importante fermarsi per riflettere e per me l’articolo è un modo per farlo in maniera estesa, con te che magari hai voglia di leggere e lasciarmi qualche commento per condividere altri punti di vista.
Misurare, valutare e poi decidere
Martedi ho scelto di concludere il mio percorso all’interno dell’Officina Educativa ed eravamo dal commercialista per sbrigare le pratiche di uscita. Sì, dopo otto anni di attività, esperimenti, tentativi, notti insonni per tenere in piedi il sito con l’e-commerce, cercare collaboratori, creare corsi e immaginare nuovi progetti, ho scelto consapevolmente di fermarmi piuttosto che continuare ancora ad aggiungere.
E’ stata una scelta difficile e sofferta che mi ha però portato a mettere sulla bilancia tutta una serie di elementi che in questo momento hanno cambiato il focus e la mia attenzione. Ho valutato il mio stato d’animo, il livello di benessere e la quantità di energia che avevo ancora a disposizione. Pur continuando a credere che il progetto sia bello e utile, non ero più nella condizione di voler giocare questa partita nel modo in cui l’ho sempre fatto fino ad ora. Nel corso degli anni abbiamo raggiunto degli ottimi risultati che si sono poi trasformati, lo scorso anno, nel definitivo riconoscimento come ente formatore accreditato dal Ministero dell’Istruzione. Qualcuno potrebbe pensare che è la classica scena in cui abbandoni la partita quando sei proprio sul punto di vincerla… pazienza, la vinceranno gli altri e saprò di aver contribuito al risultato. In questo momento preferisco ascoltare e osservare i segnali che arrivano dall’interno e dall’esterno.
Forse abbiamo in parte fallito come gruppo di lavoro e la burocrazia dello Stato italiano non aiuta ma sicuramente, ciò che è certo, è che le mie priorità erano cambiate ed era evidente che non avesse senso continuare a insistere illudendomi di essere ancora parte attiva del progetto. A chi resta, lascio un progetto avviato e che potrà ulteriormente prendere il volo per raggiungere nuove destinazioni.
Spesso viviamo come fossimo in una corsa continua, una sorta di maratona infinita, mi viene in mente “la lunga marcia” di Stephen King, romanzo in cui le persone corrono e dopo tre ammonizioni vengono fucilate. Ecco, in certi casi continuiamo ad aggiungere attività col rischio di non poterci permettere neanche di fermarci un attimo per riflettere e capire dove siamo arrivati. Il famoso punto nave che si traccia durante la navigazione. Come fai a sapere se sei sulla giusta rotta se non sai nemmeno in che punto dell’oceano ti trovi?
Far spazio a nuove idee e prospettive
Ho iniziato a lavorare con un nuovo gruppo di persone per cercare di costruire insieme qualcosa di utile per l’associazione di cui facciamo parte. Non è facile, le dinamiche di team sono le stesse di cui parlo nei miei articoli e, malgrado la competenza, ci sono momenti faticosi rispetto ai quali devi solo accettare che le cose possano andare in una certa direzione, magari non quella che avevi in mente. Idee in contrasto, persone che vorrebbero una guida, altre che vorrebbero essere parte del gruppo ma che poi magari non capiscono bene come fare. Sono le classiche dinamiche legate alla complessità delle relazioni umane e questo è il bello di accettare che un gruppo possa essere fatto da persone diverse, con idee diverse e proprio modi di stimolare il gruppo ad evolvere. Uno dei passaggi chiave nel mio progetto Team Che Funzionano Davvero è proprio quello in cui dico di imparare a lavorare con le persone che hai e non con quelle che vorresti.
E’ un’avventura interessante che sono certo mi arricchirà come persona e potrà offrirmi molti momenti di crescita e riflessione. E’ un’avventura in cui ho scelto di lanciarmi proprio perché nel frattempo ho interrotto la mia partecipazione attiva all’interno de L’Officina Educativa. Ritorno su questo punto perché spesso in aula ribadisco che il multitasking non esiste, ed ecco allora che questa è la messa in pratica di quella frase. Se ti sforzi di voler fare tutto e troppo insieme, non otterrai risultati significativi, continuerai semplicemente a correre da una parte all’altra inseguendo le varie situazioni del momento.
Siamo fatti di esperienze
Tra un mese ricorrerà il primo anniversario dalla morte di papà e in questi giorni il pensiero torna veloce ai tanti momenti di supporto, cura e attenzione che gli ho dedicato negli ultimi due anni, riscoprendo una relazione che, a causa della distanza geografica, con il tempo era un po’ andata perduta. Ne avevo scritto in questo articolo se hai voglia di leggere e capire meglio.
Il fatto è che tutto quello che ci accade fa parte della nostra vita e ci rende ogni giorno diversi come persone e come professionisti. Se mi segui da un po’ sai che non credo nel work-life balance, per me esiste solo life e tutto quello che fai per riempire questo fantastico contenitore che è la vita.
Scegli consapevolmente di fare le cose che fai e, quando hai scelto, accetta comunque che le cose possano prendere direzioni diverse. Impara a muoverti in questo tipo di complessità perché, a ben guardare, le soluzioni semplici e lineari funzionano solo se vuoi montare un comodino dell’Ikea.
In chiusura
Sono successe altre cose in questa settimana. Non avendo appuntamenti da clienti, avevo scelto di occuparmi di una serie di aggiornamenti da fare sul sito di mattoncino blu con l’idea di iniziare a pensare, per il prossimo anno, a nuovi modi per mettere a disposizione sapere, esperienza e andare alla ricerca dell’intelligenza collettiva, essenziale per non restare isolati dentro la propria bolla. Le attività sono ancora work in progress ma se navighi il sito o sei iscritto alla mia newsletter inizierai piano piano a vedere dei cambiamenti (non sei ancora iscritto alla newsletter? Fallo adesso, non perdere altro tempo).
In famiglia abbiamo lavorato al nostro personale calendario dell’avvento, un bel momento per fare squadra, lavorare a un progetto condiviso e poi viverne i risultati, giorno dopo giorno, mangiando qualche dolcetto e dedicandoci delle piccole coccole quotidiane. Un’abitudine che ho introdotto quando i miei figli erano piccoli e che adesso loro chiedono comunque di fare anche se l’età li porta a sapere che non ci sono elfi o angeli che riempiono i sacchetti e portano i regali sotto l’albero. Scegli consapevolmente di creare e introdurre abitudini che possano aiutare le tue persone a sentirsi parte di qualcosa di più grande. Non illuderti che sia sufficiente prendere le persone, metterle in una stessa stanza e poi sperare che il gruppo nasca da sé. E’ certo vero che esiste l’auto-organizzazione ma è importante chiarire l’obiettivo e il risultato a cui puntare.
Se sei arrivata fin qui, grazie! L’articolo di oggi era molto intimo e introspettivo. Ho faticato a scriverlo e contiene pezzi sparsi di un puzzle mentale che rappresenta i miei pensieri degli ultimi giorni. Se hai commenti o esperienza da condividere sarò ben felice di un confronto per ampliare ulteriormente le prospettive.


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