Oggi ti propongo tre situazioni tipo attraverso le quali anche io sono passato più volte:
- pensare di dover sempre avere la risposta pronta per ogni problema;
- non poter delegare nulla perché “faccio prima a farlo io“;
- vedere il tuo team che si limita a eseguire i compiti senza mai prendere l’iniziativa.
Ti racconti che il problema nasca dalla mancanza di competenze o dalla poca voglia di fare dei tuoi collaboratori ma se osservi bene, scoprirai che in parte sei tu stesso ad alimentare questi scenari. Quando ti trasformi in un tuttofare insostituibile, scegli inconsapevolmente di non guidare il gruppo e diventi automaticamente un, o il, collo di bottiglia.
Chi fa cosa? Tu non dovresti essere in elenco
Nel mio libro, questa specifica dinamica la ritroviamo in una persona che chiamo il cronico del carico, una delle tante Anime del Team di cui parlo.
Ma chi è il cronico del carico? Spesso può trattarsi di una persona che ricopre un ruolo di responsabilità e cade nella trappola per eccessivo senso del dovere. Si tratta del manager che non delega, non chiede aiuto, non respira. L’organizzazione si appoggia a lui fino allo stremo e lui pensa di essere indispensabile. La verità è che sta bloccando la crescita delle sue persone. Il suo comportamento comunica, anche se involontariamente, una profonda mancanza di fiducia nelle capacità altrui.
In tutto questo cosa succede? Il team si accomoda, smette di pensare e si abitua a ricevere ordini, mentre tu ti avvicini inesorabilmente al burnout. La giornata non ti basta più; sei sempre il primo ad arrivare e l’ultimo ad uscire e ami quelle poche ore di quiete prima e dopo la tempesta, quando sei lì da solo in ufficio senza l’assillo continuo di chi viene a chiederti qualcosa.
Ti ritrovi? Ti consiglio di leggere questo precedente articolo: Il leader che non cerca gli applausi.
Riscoprire la leadership
Per uscire da questo circolo vizioso devi fare un passo indietro e cambiare approccio. Il tema non riguarda l’ennesimo corso di time management o il nuovo software da utilizzare per tracciare le attività.
Non puoi guidare efficacemente gli altri se prima non fai chiarezza su te stesso. A questo proposito, nel classico e intramontabile “Scopri il leader che è in te” di Dale Carnegie, abbiamo una traccia delle tre aree fondamentali sulle quali un manager dovrebbe lavorare per trasformarsi in un vero leader.
Vediamo come applicarle alla tua vita in ufficio.
1. La relazione con sé stessi
Un leader non è colui che risolve tutti i problemi, ma colui che crea il contesto affinché gli altri possano risolverli. Smetti di fare l’eroe. Smetti di credere di dover dimostrare il tuo valore lavorando il doppio degli altri. La vera leadership richiede di mostrare vulnerabilità. Ammettere di non avere tutte le risposte o di aver bisogno di supporto non distrugge la tua autorevolezza, ma ti rende più umano e accessibile.
La mia storia lavorativa racconta un fatto abbastanza evidente: quando ho cambiato lavoro, mi sono sempre trovato a fare qualcosa di cui sapevo poco o nulla. In quelle circostanze, ho dovuto mettere da parte l’orgoglio e chiedere aiuto a chi era più preparato di me. Io intanto studiavo per cercare di mettermi al passo, ma c’era sempre qualcuno più ferrato di me (e meno male).
2. La relazione con gli altri
Spesso riduciamo la relazione con i collaboratori ad una semplice ed essenziale domanda: “A che punto sei?”. La domanda nasce naturalmente dal fatto che siamo immersi nel vortice di accelerazione e quindi l’unico tema di interesse diventa la tempistica di esecuzione. Se vuoi puntare ad essere un leader migliore, prova a cambiare la domanda in “Cosa ti serve per portare a termine questo lavoro?”. Passare dal micro-management alla servant leadership significa ascoltare davvero, fidarsi delle competenze del team e accettare che le cose possano essere fatte in un modo diverso dal tuo.
- Sbaglieranno? Forse. Accettare la possibilità di sbagliare è l’unico modo per innescare un reale apprendimento.
- Potrebbe essere diverso da come lo avresti fatto tu? Forse. Avere questa consapevolezza ti aiuta a creare fiducia negli altri.
- Impiegheranno più tempo? Forse. Comprendere che l’apprendimento richiede tempo è essenziale per la vera crescita.
Questi sono anche i tre temi classici che ritornano spesso quando si parla di delega (ma ne parliamo un’altra volta).
Nelle mie precedenti esperienze in azienda ho sempre cercato di invogliare la crescita e l’esplorazione di nuove strade. Questo implica l’essere consapevoli che magari non troveremo sicuramente la soluzione ma mi ha sempre permesso di costruire maggiore fiducia con le persone e, al momento giusto, è risultato più semplice seguire strade obbligate che magari venivano imposte. In certi casi puoi scegliere cosa fare e in altri no. Quando puoi, pensa e cerca di scegliere bene, non puntare sempre solo a ciò che funziona e che può generarti pochi problemi, ti stai perdendo il meglio della tua crescita professionale.
3. La relazione con il lavoro
È sorprendente notare come Carnegie parlasse di work-life balance quasi un secolo fa. Un manager stressato, sempre connesso e privo di energie, trasmette un’ansia tossica all’intero ecosistema. Rispettare il tuo tempo e i tuoi confini è il primo passo per autorizzare il tuo team a fare lo stesso, costruendo un ambiente sano in cui le persone non fuggono alla prima occasione utile.
Spesso le persone non si aprono rispetto alla propria vita privata perché pensano che vada tenuta fuori dal contesto lavorativo. Oggi sappiamo che questo approccio non aiuta e non crea professionisti più efficaci. Se hai un problema a casa e non puoi parlarne in ufficio, magari per avere qualche giorno di pausa o per giustificare un tuo stato d’animo frequente, allora dovrai sempre indossare una maschera e, nel tentativo di tenere le due cose separate, la maschera risulterà poco efficace e disfunzionale. Tipicamente avrai poca energia a lavoro e potresti essere irascibile nel contesto familiare.
Scegli di fare una domanda in più. Entra in empatia con il tuo team e aiuta le persone a vivere una vita serena.
Ricordo quella volta in cui un mio collaboratore aveva dei problemi a casa con la sua piccola figlia. In un tempo in cui lo smart working non era ancora un argomento di discussione, io parlai con lui e decidemmo insieme che al bisogno, sarebbe potuto restare a lavorare da casa perché tanto, grazie alla VPN poteva tranquillamente svolgere le attività previste riuscendo così anche a coprire le proprie esigenze familiari. Ricordo che non approfittò tantissimo di questa possibilità ma probabilmente, sapere di avere questo gettone a disposizione da poter spendere tutte le volte che voleva, aveva cambiato anche la prospettiva rispetto al problema.
Il tuo prossimo mattoncino
La leadership si manifesta ogni giorno con i comportamenti e non con i titoli e le medaglie. Si tratta in qualche modo di un servizio che offri alla tua azienda e ai tuoi collaboratori. La domanda per te è: stai guidando il tuo team o lo stai solo trascinando a fatica?
Il cronico del carico è solo una delle tante dinamiche che possono rallentare il raggiungimento dei tuoi obiettivi aziendali. Se vuoi capire se il tuo modo di gestire il lavoro sta potenziando il tuo gruppo o lo sta frenando, calcola gratuitamente online il tuo Team Score. Otterrai subito una fotografia oggettiva dello stato di salute del tuo team e scoprirai da quale pilastro iniziare a lavorare per trasformare i tuoi collaboratori da semplici esecutori a veri protagonisti.



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