Ti è mai capitato di guardare il tuo team, sapere che le persone sono competenti, avere a disposizione gli strumenti giusti, eppure sentire che la macchina non gira come dovrebbe? Le scadenze saltano, l’energia è bassa e le idee nuove sembrano bloccate in un cassetto.
Spesso, di fronte a questa situazione, la reazione tipica del manager è quella di cercare il colpevole o chiedere più budget per andare alla ricerca di ciò che manca (lo strumento, il talento, il fornitore, …).
Se vogliamo comprendere questo tipo di dinamiche e agire per migliorarle, dobbiamo analizzare la struttura profonda del modo in cui lavoriamo. In questo articolo chiamo in aiuto Clayton Christensen professore di Harvard e celebre padre della teoria della Disruptive Innovation (l’innovazione dirompente).
Perché molte aziende falliscono
Christensen ha studiato per anni il motivo per cui grandi aziende consolidate finiscono per fallire miseramente di fronte a piccole startup agili. La sua risposta al fenomeno è da ricercare nelle tre dimensioni fondamentali che secondo lui definiscono le capacità intrinseche di un’organizzazione (o nel nostro caso di un team): Risorse, Processi e Priorità.
Se applichiamo queste tre dimensioni ai miei strumenti: l’approccio #buildyourself per i singoli individui, e Team Che Funzionano Davvero per le persone, scopriamo una mappa perfetta per trasformare un gruppo di esecutori in un motore di vera innovazione.
Vediamo quindi come declinare questi tre concetti nella vita di tutti i giorni.
Risorse. Lavora con chi c’è e non con chi vorresti
Secondo Christensen, le risorse sono le cose più facili da valutare. Si dividono in tangibili (budget, uffici, strumenti, organico) e intangibili (marchi, brevetti, competenze).
Quando c’è un problema, il manager istintivamente guarda in questa direzione: “Ci mancano persone“, oppure “Ci serve un nuovo strumento“.
Il mio punto di vista è che nei Team Che Funzionano Davvero, la regola d’oro è un’altra: impara a lavorare con le persone che hai e non con quelle che vorresti. Spesso ci lamentiamo della mancanza di un talento specifico o di una competenza tecnica, dimenticando che le competenze si possono sempre acquisire e migliorare. Il vero capitale intangibile del tuo team è dato dall’unicità delle persone e dalla loro capacità di apprendere. Invece di aspettare il collaboratore perfetto (che non esiste), chiediti “stiamo valorizzando davvero i punti di forza delle persone che siedono a questo tavolo?“. Se la risposta è “dovremmo farlo ma non abbiamo tempo” ti invito a leggere l’articolo “Perché aspettare il collaboratore perfetto sta bloccando la crescita della tua azienda”.
Processi. Il potere delle abitudini
Secondo Christensen, i processi, sono i modelli di interazione, coordinamento e comunicazione attraverso i quali le risorse vengono trasformate in valore. Attenzione però perché non parliamo solo delle procedure scritte sui manuali aziendali (i processi formali), ma soprattutto dei processi informali, ovvero “il modo in cui facciamo le cose qui“. È in questi meccanismi invisibili che si nasconde il successo o il fallimento di un team e delle singole persone.
- Come prendete le decisioni?
- Come gestite una riunione?
- Come vi comportate quando c’è un imprevisto?
Se i vostri processi informali prevedono che si eviti il conflitto per mantenere una finta armonia, o che si nascondano gli errori per paura del giudizio, il team non innoverà mai. Per essere davvero disruptive, un team deve avere processi basati sulla sicurezza psicologica e sulla comunicazione autentica. Sostituite il vostro “fare automatico” con abitudini sane:
- istituite retrospettive periodiche per capire cosa migliorare,
- usate bacheche visuali (come la kanban) per rendere il lavoro trasparente per tutti,
- allenate la capacità di ascolto attivo (ma sul serio).
Priorità. Il coraggio di dire NO
Questa è la dimensione più critica. Per Christensen, le priorità definiscono il modo in cui un’azienda prende le decisioni su cosa è giusto fare e, soprattutto, su cosa non fare. Rappresentano i valori e la strategia. Nel mio ecosistema, quello dei Team Che Funzionano Davvero, questo si traduce nel quarto pilastro dell’efficacia: l’allineamento su obiettivi e scopo comune.
Un team senza priorità chiare cade nella trappola del “tutto è urgente”. Le persone corrono sulla ruota del criceto, producendo un’infinita serie di output (le cose fatte) e dimenticano di valutare l’outcome (l’impatto reale e il valore generato).
Personalmente, mi sono trovato tante volte a chiedere alle mie persone di fare delle attività semplicemente perché il cliente le aveva chieste a gran voce, per poi scoprire che non stavamo dando valore al processo complessivo ma semplicemente cercavamo di placare le urla legate all’insoddisfazione generale rispetto a ciò che stavamo realizzando.
Se non c’è una visione condivisa , il gruppo si disperde. Definire le priorità significa avere il coraggio di dire di no ai progetti “buoni” per fare spazio a quelli “eccellenti”. Significa chiedersi costantemente “Perché stiamo facendo questa cosa? Qual è il valore che vogliamo rilasciare?”. Se riusciamo a trasferire queste domande anche sul cliente allora ci troveremo a gestire meno urla e a collaborare in maniera più efficace. Ti lascio il link all’articolo “Qualche spunto per imparare a dire di NO” può sempre tornarti utile in molte circostanze.
Diventare disruptive partendo da se stessi
La teoria dell’innovazione dirompente ci insegna che i grandi colossi crollano perché i loro processi e le loro priorità diventano troppo rigidi, impedendo loro di vedere i cambiamenti del mercato e i segnali deboli.
Se vuoi che il tuo team eviti questa fine, non puoi agire solo sulle risorse. Devi lavorare pazientemente su come le persone interagiscono (processi) e sul perché lo fanno (priorità). Ricorda che il cambiamento non parte mai dall’organigramma, ma dai singoli individui. Non cercare un nuovo team: diventa tu stesso un agente di cambiamento, promuovendo fiducia, autonomia e uno scopo chiaro. Per lavorare su te stesso, ti invito a scoprire i percorsi Build Yourself.
Il tuo prossimo mattoncino
Prenditi 10 minuti domani mattina e osserva il tuo team attraverso le lenti di Christensen:
- Stiamo valorizzando le risorse che abbiamo o ci lamentiamo di quelle che mancano?
- I nostri processi informali incoraggiano il dialogo e l’errore intelligente o alimentano la paura?
- Le nostre priorità sono chiare e ci permettono di dire i giusti no?
Se hai dei dubbi su una di queste risposte, allora potrebbe essere il momento di misurare lo stato di salute del tuo gruppo di lavoro. Calcola gratuitamente il tuo Team Score online e scopri da quale dei 6 pilastri iniziare a costruire un team più efficace.

